Passa ai contenuti

I tradizionali portafogli basati sul principio della parità di rischio (“risk parity”) sono finiti sotto esame. La classica allocazione 60:40 tra azioni e obbligazioni si basa sulla tesi che queste due categorie di titoli, se abbinate, sono in grado di assorbire gli shock e produrre rendimenti interessanti su base corretta per il rischio. Questi vantaggi in termini di diversificazione si basano sulla correlazione storica tra le performance di azioni e obbligazioni. Tale correlazione è un aspetto importante per le decisioni di asset allocation in un portafoglio multi-asset. Tuttavia, questa convinzione di lunga data potrebbe non essere sempre vera.

1. La correlazione storica tra azioni e obbligazioni non è statica e può essere volatile.

Osservando la correlazione su 24 mesi mobili tra il rendimento totale dell’S&P 500 Index, dividendi inclusi, e quello dei titoli del Tesoro USA a 10 anni, cedole incluse, si rileva una notevole volatilità (cfr. Figura 1). La relazione ha persino oscillato tra correlazioni positive e negative significative. In statistica, per misurare l’entità e la direzione della relazione tra due variabili si utilizza il coefficiente di correlazione, che assume valori compresi tra -1 e +1. Delle 1.005 osservazioni mensili della correlazione tra l’S&P 500 Index e i Treasury USA a 10 anni, 560 sono positive e 445 negative, con valori che vanno da -0,8 a +0,8. Questo grafico suggerisce che la relazione tra le performance di azioni e obbligazioni non deve essere considerata una variabile statica o addirittura sempre negativa; piuttosto, andrebbe vista come un processo dinamico caratterizzato da cambiamenti e mutamenti di regime nel corso del tempo.

Figura 1: Correlazione tra i rendimenti totali dell’S&P 500 Index e dei Treasury USA a 10 anni

Correlazione su 24 mesi mobili dei rendimenti mensili, al 24 settembre 2023

Fonte: Macrobond (© 2023). Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Non tengono conto di commissioni, spese o oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri. Non vi è alcuna garanzia che qualsiasi previsione, proiezione o stima si realizzi. 

Durante i periodi di iperinflazione degli anni ’70 e di inflazione moderatamente elevata degli anni ’50 e ’90, la correlazione tra azioni e obbligazioni è stata per lo più positiva per un totale di quasi 40 anni, raggiungendo un picco nel 1997 ma rimanendo positiva fino ai primi anni 2000. Da quel momento in poi, la correlazione è diventata fortemente negativa. Il regime di correlazione negativa iniziato negli anni 2000 è proseguito per oltre 20 anni, fino al 2022; quindi, nel marzo di quell’anno, la correlazione è passata bruscamente da negativa a positiva. È dunque importante domandarsi quanto durerà questo regime di correlazione positiva e come si evolverà da qui in poi.

2. I rendimenti di azioni e obbligazioni sono dettati da molti fattori, che influenzano anche la correlazione.

La correlazione osservata tra le azioni e le obbligazioni statunitensi dipende dalle complesse interazioni di molti fattori macroeconomici. Alla luce del contesto macroeconomico prevalente, è essenziale procedere a una valutazione dei driver rilevanti, tra cui gli shock inflazionistici, l’incertezza sull’inflazione, l’orientamento delle politiche monetarie (rendimento reale), gli shock recessivi, la volatilità di mercato e così via. In qualità di investitori, dobbiamo prestare attenzione ai cambiamenti di regime che influenzano la correlazione e modificare la nostra asset allocation di conseguenza.

3. Due importanti fattori macroeconomici contribuiscono a spiegare la correlazione.

Sovrapponendo alla correlazione tra azioni e obbligazioni due importanti fattori macroeconomici, il Consumer Price Index (CPI) core e i rendimenti reali a 10 anni, si possono fare alcune osservazioni di rilievo.

    1. Il CPI core può contribuire a spiegare la correlazione fortemente positiva registrata dagli anni ’50 agli anni ’90, le correlazioni negative degli anni 2000 e il ritorno della correlazione in territorio positivo all’inizio del 2022 (cfr. Figura 2).

Figura 2: Correlazione tra azioni e obbligazioni USA vs. CPI core

Percentuale (sinistra), coefficiente di correlazione (destra), al 24 settembre 2023

Fonte: Macrobond (© 2023). I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.

Esaminando i dati del CPI core possiamo identificare quattro regimi di inflazione principali e i valori medi dell’inflazione e della correlazione tra azioni e obbligazioni ad essi corrispondenti (cfr. Figura 3). Questa analisi aiuta a illustrare i pattern delle correlazioni e dell’inflazione. Nei periodi di inflazione moderata la correlazione è piatta o negativa, per poi diventare positiva nei contesti di iperinflazione o inflazione elevata. Queste tendenze si spiegano con l’andamento dell’inflazione, il cui aumento si traduce direttamente in un rialzo dei tassi d’interesse a breve termine e dei premi obbligazionari, penalizzando le obbligazioni. Al contempo, l’effetto negativo sulle azioni derivante dall’aumento del tasso di sconto tende a prevalere sulle variazioni positive delle aspettative sui cash flow.

Figura 3: I quattro principali regimi di inflazione dal 1958

Al 24 settembre 2023

Fonte: Macrobond (© 2023).
Nota: I dati sul CPI core sono disponibili solo a partire dal 1958

    1.  

b. Sovrapponendo alla correlazione tra azioni e obbligazioni i rendimenti reali a 10 anni, sappiamo che un aumento di questi ultimi accresce il tasso di sconto comune alle due categorie di titoli, generando una correlazione positiva a meno che non si registri anche una solida crescita degli utili.

Figura 4: Correlazione tra azioni e obbligazioni vs. rendimento reale a 10 anni

Percentuale (sinistra), coefficiente di correlazione (destra), al 24 settembre 2023

Fonte: Macrobond (© 2023). I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.

Implicazioni per gli investimenti

La natura dinamica della correlazione tra le performance di azioni e obbligazioni suggerisce che un approccio di asset allocation passivo alla costruzione del portafoglio può spesso risultare inadeguato. Riteniamo invece che gli investitori debbano essere consapevoli dei diversi fattori che influiscono su questa relazione. A seconda del contesto inflazionistico del momento, le obbligazioni possono giocare un ruolo differente nei portafogli multi-asset. Questa considerazione si applica in particolare alla potenziale efficacia della copertura del rischio o del ruolo di bene rifugio svolto dalle obbligazioni in un contesto di inflazione più elevata. Inoltre, l’analisi di cui sopra evidenzia anche la grande importanza di investire nell’obbligazionario globale, che offre un universo di investimento più ampio e una maggiore gamma di opportunità per rafforzare potenzialmente l’efficacia della diversificazione all’interno di un portafoglio.



IMPORTANTI INFORMAZIONI LEGALI

Avvertenze: Prima della sottoscrizione, leggere attentamente il prospetto informativo.

Questo materiale è destinato esclusivamente a scopi di interesse generale e non deve essere interpretato come una consulenza di investimento individuale o una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere titoli o ad adottare qualsiasi strategia di investimento. Non costituisce una consulenza legale o fiscale.

Le opinioni espresse sono quelle del gestore degli investimenti e i commenti, le opinioni e le analisi sono resi come alla data di pubblicazione e può cambiare senza preavviso. Le informazioni fornite in questo materiale non sono intese come a analisi completa di ogni fatto materiale relativo a qualsiasi paese, regione o mercato. Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita di capitale. I dati provenienti da fonti di terze parti potrebbero essere stati utilizzati nella preparazione di questo materiale e Franklin Templeton Investment ("FTI") non ha verificato, convalidato o verificato in modo indipendente tali dati. FTI non si assume alcuna responsabilità per qualsiasi perdita derivante dall'uso di queste informazioni e l’affidamento ai commenti e alle opinioni e analisi di questo materiale è a discrezione dell'utente.

Prodotti, servizi e informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti al di fuori degli Stati Uniti da altri FTI affiliati e / o i loro distributori secondo le leggi e le normative locali. Si prega di consultare il proprio consulente finanziario o contatto istituzionale Franklin Templeton per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella tua giurisdizione.

Pubblicato da Franklin Templeton International Services S.à r.l. Succursale Italiana - Corso Italia, 1 - 20122 Milano - Tel: +39 0285459 1- Fax: +39 0285459 222

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi registrati di proprietà del CFA Institute.