Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi aerei coordinati all'interno dell'Iran nell'ambito dell' «Operazione Epic Fury». A nostro avviso, il messaggio esplicito dell’amministrazione statunitense, orientato a un cambiamento di regime, aumenta la probabilità di una campagna prolungata, piuttosto che di uno scambio limitato. Per i mercati, il fattore cruciale è determinare se l'escalation rimarrà confinata sul piano militare o se sfocerà in un’interruzione significativa e prolungata delle forniture energetiche e delle catene logistiche, includendo un aumento del premio per il rischio azionario.
Cosa stiamo monitorando
- Stretto di Hormuz: eventuali operazioni di minamento, sequestri di imbarcazioni o intercettazioni da parte della Marina dell'IRGC. Questa è la variabile più importante per petrolio, mercati azionari e rischi inflazionistici.
- Portata della risposta iraniana: se gli attacchi si estenderanno alle infrastrutture energetiche del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) – raffinerie, oleodotti, impianti di desalinizzazione – oppure rimarranno concentrati su obiettivi militari statunitensi presenti nella regione CCG.
- Risposta dell’OPEC+: Abu Dhabi ha già segnalato un aumento delle esportazioni per aprile; Riyadh potrebbe seguire.
- Azioni dei delegati regionali dell'Iran: Hezbollah in Libano, milizie sciite in Iraq e Houthi in Yemen come possibili indicatori di un’ulteriore escalation.
Se uno o più di questi fattori dovessero materializzarsi, il conflitto rischierebbe di protrarsi più a lungo ed evolvere in maniera più persistente rispetto a quanto attualmente scontato dai mercati. La mediazione di Oman e Qatar costituisce un importante elemtno di equilibrio rispetto a questo scenario: entrambi i paesi hanno facilitato recenti colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti. I cosiddetti «talks about talks» potrebbero contribuire a ridurre i premi per il rischio e favorire un miglioramento del sentiment sui mercati azionari.
La nostra analisi evidenzia come i mercati stiano interpretando la situazione in modo più articolato rispetto alla narrativa di titoli di stampa e del ciclio continuo delle notizie. Al momento, gli operatori stanno valutando una crisi, non una catastrofe.
Lunedì 2 marzo, i mercati azionari globali hanno aperto in territorio negativo, ma nel corso della seduta sono tornati agli acquisti. L'MSCI All Country World Index ha chiuso la giornata a x%.1 La dinamica ricorda quanto osservato dopo l'attacco statunitense agli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025: una fase iniziale di debolezza seguita da un recupero con il ritorno della domanda. I settori difensivi ed energetico hanno contribuito ad assorbire la volatilità, compensando la fragilità osservata nei comparti a beta più elevato.
Il petrolio offre il segnale più indicativo. All’apertura di lunedì, i prezzi del Brent sono balzati a 82 dollari al barile in risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, per poi ha ritracciare parte del rialzo iniziale. Questo movimento è significativo. Il mercato ha prezzato immediatamente lo scenario peggiore, lo ha assorbito e poi lo ha parzialmente corretto sulla base delle aspettative di una possibile risposta dell’OPEC sul lato dell'offerta.
La nostra analisi su azioni, petrolio, oro e rischio sovrano indica che gli operatori attribuiscono ancora la maggiore probabilità al nostro scenario di base: Un'escalation contenuta, con regole di ingaggio più ampie, in cui gli Stati Uniti cercano di sfruttare il vuoto di potere per favorire un percorso di risoluzione. Gli investitori restano prudenti, ma al momento continuano a dare credito a uno scenario di strabilizzazione, e riteniamo che il ritracciamento del Brent sia la testimonianza più chiara di questa lettura di mercato.
Cosa potrebbe far cambiare scenario: una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, una significativa escalation operativa da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell'Iran (IGRC) o del presidente Trump. Al contrario, se l’Iran dovesse segnalare la volontà di avviare talks about talks – colloqui preliminari per definire un percorso negoaziale – i mercati reagirebbero con tutta probabilità in modo positivo.
Note finali
- L’Indice MSCI World è un indice azionario globale che comprende titoli large- e mid-cap di 23 mercati sviluppati e 24 emergenti, rappresentando circa l’85% del mercato azionario globale investibile. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investirvi direttamente. Non tengono conto di commissioni, spese e oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.
QUALI SONO I RISCHI?
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
L’allocazione di asset tra strategie, asset class e investimenti diversi potrebbe dimostrarsi svantaggiosa o non generare i risultati auspicati.
I titoli azionari sono soggetti a fluttuazioni dei prezzi e a possibili perdite del capitale investito.
I titoli obbligazionari comportano rischi legati a tassi d’interesse, di credito, di inflazione e rischi di reinvestimento, oltre alla possibile perdita del capitale. Quando i tassi d’interesse salgono, il valore dei titoli obbligazionari scende.
Gli investimenti internazionali sono soggetti a rischi speciali, tra cui fluttuazioni valutarie e incertezze sociali, economiche e politiche, che potrebbero aumentare la volatilità. Tali rischi sono amplificati nei mercati emergenti.
Gli investimenti legati a materie prime sono soggetti a rischi aggiuntivi quali la volatilità degli indici di materie prime, la speculazione degli investimenti, i tassi di interesse, le condizioni meteorologiche ed evoluzioni del regime fiscale nonché normativo.
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WF: 9113558
