CONTRIBUTORI

Tony Davidow, CIMA®
Senior Alternatives Investment Strategist
Franklin Templeton Institute
Il 12 giugno SpaceX si è quotata in borsa con una valutazione di 2.000 miliardi di dollari: di gran lunga la più grande offerta pubblica iniziale (IPO) della storia. È stata l’IPO più attesa da oltre vent’anni e con ogni probabilità aprirà la strada a una serie di quotazioni di alto profilo nei prossimi mesi, tra cui quelle di OpenAI e Anthropic. L’IPO di SpaceX ridefinisce il nostro modo di guardare al public e private equity.
Elon Musk ha fondato SpaceX nel 2002, prima ancora di Tesla, e ha scelto deliberatamente di mantenere privata la società mentre faceva crescere l’azienda e le sue attività verticali — Starlink e xAI. Musk era consapevole che SpaceX non sarebbe sopravvissuta come società quotata durante la fase di sviluppo e, avendo la possibilità di raccogliere capitali, ha imboccato una strada diversa da quella della maggior parte delle giovani startup dell’era dot-com.
Le dinamiche in evoluzione del private equity
Sebbene SpaceX rappresenti un caso estremo per le sue dimensioni e i suoi 24 anni di attività, ben illustra il mutamento dei rapporti tra società quotate e private. Negli ultimi vent’anni, il numero di società quotate sul mercato statunitense si è ridotto a circa la metà rispetto ai decenni precedenti, passando da circa 8.000 società nel 1996 a circa 4.000 nel 20251. Parallelamente, il numero di società private statunitensi è in costante aumento. Oggi l’87% delle società statunitensi con ricavi pari ad almeno 100 milioni di dollari è privato2: si tratta di circa 20.000 società, mentre a livello globale le società private sono circa 100.000.
Una seconda dinamica è che le società restano non quotate più a lungo. Durante l’era dot-com, le uniche strade percorribili per le giovani società erano la quotazione in borsa tramite un’IPO o l’acquisizione da parte di un gruppo più grande. Questo consentiva ai fondatori e ai dirigenti senior di beneficiare del valore creato e monetizzare l’opportunità. Oggi, grazie all’ampia disponibilità di capitali, le società possono scegliere di rimanere non quotate più a lungo, e alcune non si quoteranno mai.
Restare private consente a queste giovani società di portare avanti i loro piani di lungo periodo, senza dover rispondere alle richieste trimestrali degli azionisti. Nel caso di SpaceX, lo status di società non quotata ha protetto Musk dallo scrutinio pubblico quando i primi tre razzi sono esplosi, e gli ha inoltre permesso di sviluppare attività verticali come Starlink e xAI. Realizzare questi progetti come società quotata sarebbe stato molto difficile, se non impossibile.
Quali sono le prospettive per il private equity?
All’inizio del 2026 ci aspettavamo una ripresa delle exit, ossia IPO e operazioni di fusione e acquisizione (M&A). La ripresa è stata rinviata a causa del conflitto in Medio Oriente, ma la pipeline di società pronte a quotarsi nei prossimi dodici mesi appare solida. Un maggior numero di exit significa più capitale restituito agli investitori sotto forma di distribuzioni. Dal 2021 le distribuzioni sono rimaste deboli, spingendo gli investitori istituzionali a cercare liquidità sul mercato secondario.
Figura 1: le distribuzioni sono diminuite
Distribution Rate and NAV in Global Private Equity

Dati al 31 marzo 2025.
Fonti: stime di Lexington, MSCI Private Capital Solutions Manager Universe.
Note: il Global Private Equity comprende strategie Generalist, Venture Capital (VC), Expansion Capital e Buyout. Il tasso di distribuzione è calcolato come rapporto tra le distribuzioni annuali e il NAV dell'anno precedente. Il NAV ipotetico per il periodo 2025-2029E cresce a un CAGR del 6%. Il periodo 2025-2029E include un tasso di distribuzione ipotetico in crescita di circa l'1% l'anno fino a raggiungere il 17% nel 2029. Le stime sono soggette a variazioni senza preavviso. Non vi è alcuna garanzia che le tendenze storiche proseguano o che le proiezioni e le ipotesi risultino accurate.
È importante sottolineare che, a nostro avviso, i secondary non perderanno attrattiva con il miglioramento delle distribuzioni. Continuiamo a ritenere che gli investitori istituzionali ricorreranno al mercato secondario per soddisfare le proprie esigenze di liquidità e che i secondary rappresentino una componente core dell’allocazione al private equity nel canale wealth, grazie ai loro vantaggi strutturali (possono contribuire a ridurre la J-curve e i tempi di distribuzione) e alla diversificazione intrinseca (per GP, vintage, area geografica e fase di sviluppo).
SpaceX e le altre quotazioni di alto profilo ricordano agli investitori le opportunità offerte dal private equity. Come Google, Apple, Microsoft e Tesla prima di loro, anche SpaceX, OpenAI e Anthropic sono nate da un’idea. Queste idee sono state coltivate e affinate quando le società erano ancora non quotate. Con la crescita delle attività e l’ampliamento dei modelli operativi, hanno poi scelto di quotarsi in borsa tramite un’IPO.
L’IPO di SpaceX evidenzia la convergenza tra public e private equity. Le società private hanno oggi a disposizione alternative all’IPO e possono spesso scegliere il percorso più adatto a ciascuna realtà. Dopo la quotazione, SpaceX diventerà una delle maggiori società quotate al mondo. Un percorso durato 24 anni.
Note finali
- Fonti: U.S. Census Bureau, World Bank, Macrobond. Dati al 31 dicembre 2025.
- Fonti: “Private Market Investing: Staying Private Longer Leads to Opportunity.” Hamilton Lane. 14 aprile 2022. “The Truth Revealed: The private markets universe is less concentrated and larger today than any other time in history.” Hamilton Lane. 8 marzo 2023.
Glossario
J-curve: descrive l’andamento tipico dei rendimenti dei fondi di private equity, caratterizzato da risultati netti inizialmente negativi nei primi anni, seguiti da rendimenti positivi in crescita nelle fasi successive.
GP: General Partner, il soggetto responsabile della gestione di un fondo di private equity o venture capital, nonché delle decisioni operative e di investimento.
Vintage: nel private equity indica l’anno in cui un fondo inizia a effettuare i propri investimenti.
Stage: fase di sviluppo e crescita delle società partecipate, che può includere startup early stage, fase di espansione (growth) e maturità.
QUALI SONO I RISCHI?
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
Gli investimenti in strategie alternative possono essere soggetti a significative fluttuazioni di valore.
La diversificazione non garantisce un profitto né protegge dalle perdite.
I titoli azionari sono soggetti a variazioni di prezzo e alla possibile perdita del capitale.
Lo stile di investimento può perdere favore, con un impatto negativo sulla performance.
Gli investimenti in società private presentano specifiche criticità e comportano rischi aggiuntivi rispetto agli investimenti in società quotate, quali la limitata disponibilità di informazioni e una minore liquidità.
Le azioni a bassa e media capitalizzazione comportano rischi e volatilità maggiori rispetto a quelle a grande capitalizzazione.
Le strategie di investimento del portafoglio prevedono l’identificazione di opportunità tematiche; la performance può risultare penalizzata qualora tali opportunità non siano individuate correttamente o il tema evolva in modo inatteso. Concentrando gli investimenti nei settori legati alla tecnologia dell’informazione, il portafoglio è esposto a rischi significativamente più elevati derivanti da sviluppi avversi e dalla volatilità dei prezzi in tali settori rispetto a un portafoglio maggiormente diversificato.
Le eventuali società e/o case study citati sono forniti esclusivamente a scopo illustrativo; gli investimenti menzionati possono essere o non essere detenuti nei portafogli gestiti da Franklin Templeton. Le informazioni fornite non costituiscono una raccomandazione né una consulenza personalizzata su specifici titoli, strategie o prodotti d’investimento e non indicano le intenzioni operative di alcun portafoglio gestito da Franklin Templeton.
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