CONTRIBUTORI

Stephen Dover, CFA
Chief Market Strategist
Head of Franklin Templeton Institute
L’intelligenza artificiale (IA) non è più un tema del futuro: sta rapidamente riscrivendo il settore del software enterprise. In un nuovo paper, Jonathan Curtis e Matt Cioppa, co-portfolio manager del team Franklin Equity, vanno oltre l’hype per mostrare dove l’IA stia creando valore, quali modelli di business siano sotto pressione e cosa dovrebbero osservare gli investitori.
Di seguito i cinque punti chiave del loro nuovo contributo.
- L’IA non sta riducendo l’economia del software, sta ridefinendo il modo in cui il valore economico viene distribuito. Con l’intelligenza sempre più integrata nei flussi di lavoro, il valore si allontana dai modelli basati sul numero di dipendenti, spostandosi verso sistemi più vicini all’attività delle macchine.
- La divisione più importante nel software non è più tra crescita e valore, ma tra modelli basati sulle licenze per utente e modelli basati sull’utilizzo. I modelli di business legati all’occupazione umana incontrano limiti naturali, mentre i sistemi basati sull’IA possono scalare ben oltre i confini della forza lavoro.
- La riduzione dei costi di sviluppo del software non elimina la scarsità, ma la ridefinisce. Man mano che creare software diventa più semplice, il vantaggio competitivo duraturo si sposta verso le piattaforme in grado di orchestrare, governare e proteggere ambienti digitali sempre più complessi.
- Il potere di determinazione dei prezzi riflette sempre più il posizionamento strategico, non l’ampiezza dell’offerta. In un’economia abilitata dall’IA, i ricavi più resilienti si concentrano nei software che determinano risultati e controllano i flussi di lavoro, non nei semplici strumenti che facilitano le attività.
- Per gli investitori, il software non può più essere considerato come una narrazione unica. La capacità di discernimento – comprendere dove l’IA amplia la leva economica e dove la erode – sta diventando centrale nelle decisioni di allocazione del capitale.
Per un’analisi più approfondita di come l’IA stia ridefinendo il valore del software enterprise e di cosa questo significhi per gli investitori, vi invitiamo a leggere il paper completo di Jonathan Curtis e Matt Cioppa, Software nell’“Era dell’Intelligenza”.
QUALI SONO I RISCHI?
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
Gli strumenti di reddito fisso sono soggetti a rischi di tasso di interesse, di credito, di inflazione e di reinvestimento, nonché al possibile rischio di perdita del capitale. All’aumentare dei tassi di interesse, il valore dei titoli a reddito fisso diminuisce. Le obbligazioni a basso rating e ad alto rendimento sono soggette a una maggiore volatilità dei prezzi, a minore liquidità e a una più elevata probabilità di default.
I titoli azionari sono soggetti a fluttuazioni di prezzo e al possibile rischio di perdita del capitale. Le azioni a piccola e media capitalizzazione comportano rischi e volatilità maggiori rispetto a quelle a grande capitalizzazione.
Le strategie di investimento del portafoglio incorporano l’identificazione di opportunità di investimento tematiche e la performance può essere negativamente influenzata qualora il gestore non individui correttamente tali opportunità o qualora il tema si sviluppi in modo inatteso. Concentrando gli investimenti nei settori della tecnologia e dell’information technology, il portafoglio presenta rischi significativamente maggiori di sviluppi avversi e di movimenti di prezzo in tali settori rispetto a un portafoglio che investe in una gamma più ampia di industrie.
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