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Pubblicato inizialmente su LinkedIn, nella newsletter Global Market Perspectives di Stephen Dover. Segui Stephen Dover su LinkedIn, dove pubblica le sue riflessioni e i suoi commenti insieme alla newsletter Global Market Perspectives.

Lo Stretto di Hormuz è come uno ponte stretto su un'autostrada principale. Se viene bloccato — o anche se è tecnicamente aperto ma le navi lo evitano perché troppo pericoloso — il risultato non è solo un aumento dei prezzi del petrolio. C’è un effetto a catena su gas naturale liquefatto (LNG), fertilizzanti e trasporto marittimo globale, che può manifestarsi successivamente sotto forma di bollette dell’elettricità più alte, prezzi alimentari più elevati e una crescita economica più debole.

  • Perché lo stretto è importante: Circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno (su circa 110 milioni consumati quotidianamente a livello globale) transitano attraverso questo stretto. Inoltre, una quota significativa dei carichi mondiali di LNG e una quantità rilevante di fertilizzanti trasportati via mare attraversano lo stesso corridoio.  Qualsiasi interruzione non colpisce un solo mercato: mette simultaneamente sotto pressione diverse filiere critiche.
  • In che modo i mercati stanno prezzando il rischio: I prezzi dell’energia sono aumentati perché i mercati stanno aggiungendo un premio per il rischio legato a forniture che potrebbero essere interrotte. Tuttavia, le quotazioni suggeriscono anche che gli investitori si aspettano ancora che la situazione si risolva relativamente in fretta. Questa aspettativa si riflette in un modello comune del mercato delle materie prime chiamato “backwardation”, che si verifica quando il prezzo del petrolio per consegna immediata è più alto del prezzo per consegna futura (ad esempio tra sei e dodici mesi). In poche parole, il mercato sta dicendo: “Situazione difficile adesso, ma ci si aspetta che in futuro le cose migliorino”.
  • Il fattore decisivo è il tempo: Anche se i mercati si aspettano un miglioramento più avanti nell’anno, i prezzi possono comunque oscillare bruscamente di giorno in giorno. Ogni nuovo titolo sulle prime pagine dei giornali può modificare le aspettative sul fatto che le navi continueranno o meno a transitare nello stretto. Il fattore più importante è per quanto tempo durerà l’interruzione. Le prossime due-quattro settimane saranno probabilmente cruciali.
  • Scenario 1: Risoluzione rapida (circa ~tre settimane)
    Questo è lo scenario dei danni contenuti I prezzi di petrolio e gas iniziano con un’impennata, ma le scorte e le misure di emergenza limitano le carenze reali. Le rotte marittime si adattano e i prezzi tornano gradualmente indietro man mano che il rischio immediato svanisce. In questo scenario, il prezzo spot del petrolio potrebbe tornare verso livelli più normali più avanti nell’anno.
  • Scenario 2: Interruzione prolungata (fino ad aprile)
    In questo scenario, la situazione evolve da un allarme temporaneo dei mercati a un rallentamento economico di portata più ampia.  Diverse pressioni iniziano a crescere contemporaneamente: le riserve di emergenza, come le scorte petrolifere strategiche, vengono utilizzate più rapidamente del previsto, i limiti di stoccaggio e logistica iniziano a farsi più stringenti e i produttori del Golfo Persico potrebbero dover ridurre la produzione semplicemente perché spostare i barili diventa più difficile o rischioso. A quel punto la questione non riguarda più solo prezzi del petrolio più alti. Diventa uno shock multi-mercato che coinvolge petrolio, LNG, fertilizzanti e trasporto marittimo — spingendo l’inflazione al rialzo mentre la crescita rallenta.
  • Scenario 3: Rischio estremo e prolungato (maggio/giugno) 
    Si tratta di uno scenario meno probabile, ma più grave. Se l’interruzione dovesse durare diversi mesi, gli effetti si sommerebbero: forti rialzi dei prezzi di petrolio e gas naturale, aumenti nei prezzi dei prodotti petrolchimici e dei fertilizzanti, una significativa distruzione della domanda mentre consumatori e imprese riducono i consumi (creando un crescente rischio di recessione globale) e un maggiore stress finanziario nei mercati emergenti esposti agli shock su energia e alimenti. I mercati emergenti esportatori di petrolio — come alcune economie dell’America Latina — ne trarrebbero beneficio. 
  • Azionario: È forse troppo presto per chiamarla una correzione. Le prospettive a breve termine per i mercati azionari sono altamente sensibili alla rapidità con cui lo stretto si stabilizzerà. Una rapida riapertura potrebbe innescare un rialzo improvviso dei prezzi man mano che il premio per il rischio geopolitico svanisce. Ma se le condizioni di navigazione non migliorano in modo significativo entro poche settimane, i mercati potrebbero affrontare una volatilità più elevata e pressioni al ribasso più profonde. Un’ulteriore complicazione: questo shock arriva mentre gli investitori stanno già gestendo molte altre incertezze — dal ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale alle politiche commerciali e ai dubbi sui mercati privati. Quando il bucket dell’incertezza è già pieno, i mercati tendono a essere meno indulgenti.
  • Macro e tassi: il principale rischio che vediamo è un’inflazione più alta e più duratura. Il nostro scenario di base non prevede necessariamente una recessione immediata. Il rischio macro più rilevante è una pressione inflazionistica persistente. Se le interruzioni nell’energia e nella navigazione dovessero protrarsi, l’inflazione potrebbe rimanere elevata più a lungo, rallentando il ritmo con cui le banche centrali ridurranno i tassi d’interesse. Questo crea un mix difficile: la crescita rallenta, l’inflazione rimane elevata più a lungo del previsto e il supporto della politica monetaria arriva più tardi di quanto i mercati sperino.
  • Stati Uniti vs. Europa. L’Europa è in generale più vulnerabile perché più sensibile all’energia importata. Gli Stati Uniti sono strutturalmente in una posizione migliore perché producono gran parte della propria energia e possono persino beneficiarne marginalmente come esportatori quando i prezzi globali aumentano.
  • Fertilizzanti e alimenti: Impatto ritardato. Uno dei canali più sottovalutati è quello del fertilizzante. Se le spedizioni subiscono ritardi o i prezzi aumentano bruscamente, gli agricoltori potrebbero usare meno fertilizzante, i raccolti potrebbero ridursi più avanti nella stagione e i prezzi dei generi alimentari potrebbero aumentare mesi dopo il primo shock energetico. Poiché l’uso dei fertilizzanti è altamente stagionale, perdere la finestra di applicazione non può sempre essere recuperato completamente in seguito.
  • Reazione dell’offerta petrolifera: lo shale contribuisce, ma non è una soluzione immediata. Le aspettative sui prezzi futuri più elevati possono incentivare i produttori statunitensi di shale oil ad aumentare l’offerta. Tuttavia, la risposta potrebbe essere più lenta rispetto ai cicli precedenti. Molti produttori oggi danno priorità alla disciplina del capitale e ai ritorni per gli azionisti, piuttosto che a una rapida crescita della produzione, il che limita la velocità con cui l’offerta può aumentare.
  • Credito privato: rischio mediatico elevato, ma nessun crollo dei fondamentali nell’immediato.
    Il rischio immediato nel credito privato riguarda meno i fondamentali e più la liquidità e il sentiment. I veicoli d’investimento semi liquidi, che potrebbero affrontare maggiori richieste di rimborso, potrebbero essere sotto pressione se la volatilità aumenta. I rischi fondamentali più profondi — come le difficoltà di rifinanziamento in alcuni settori, ad esempio il software — è più probabile che emergano in una fase successiva. Il credito privato potrebbe non essere il primo domino (domino effect) a cadere, ma può diventare un amplificatore se il contesto macroeconomico peggiora.
  • Indicazioni per gli investimenti: la maniera più efficace per interpretare la situazione è adottare un approccio fondato sugli scenari. Se le tensioni si attenuano rapidamente, il premio per il rischio potrebbe ridursi altrettanto velocemente, i prezzi dell’energia scenderebbero, la pressione inflazionistica diminuirebbe e gli asset rischiosi mostrerebbero un recupero. Se invece l’interruzione persiste, la vicenda si trasforma in uno shock di approvvigionamento multi commodity che coinvolge petrolio, LNG, fertilizzanti e trasporto marittimo. Un tale contesto di solito implica maggiore volatilità, pressioni più forti sulle regioni dipendenti dalle importazioni e performance relativamente migliori nei settori legati all’energia, mentre le aree più sensibili ai consumi affrontano le maggiori difficoltà.1]


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