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La Corea del Sud rimane una delle storie azionarie più interessanti dell’Asia, ma non è più un mercato in cui basta “acquistare l’indice”. Il rally è stato sostenuto da un ciclo di crescita degli utili del settore dei semiconduttori trainato dall’intelligenza artificiale (IA), dalla stabilizzazione del quadro politico e da una forte partecipazione degli investitori retail. La recente fase di vendite, insieme alla decisione di MSCI di mantenere la Corea del Sud nella classificazione dei mercati emergenti, ricorda tuttavia che il potenziale di rialzo è reale, ma lo sono anche i limiti strutturali.

È la storia del pavone e dell’horangi — la tigre coreana —: da un lato i protagonisti del settore dei semiconduttori, dall’altro una tigre addormentata che il mercato continua in larga parte a ignorare.

Il pavone è ben visibile. Il superciclo delle memorie è innegabile e la domanda di memorie ad alta larghezza di banda (HBM) alimentata dall’IA ha trasformato le prospettive sugli utili del settore. Le stime di consenso sull’EBIT 2026 di Samsung sarebbero passate da una crescita di circa il 137% su base annua all’inizio dell’anno a circa il 700% oggi.1 Gli investitori dovrebbero tuttavia evitare di considerare Samsung e SK Hynix come strumenti equivalenti per investire sul tema dell’IA. SK Hynix mantiene una posizione di leadership nel mercato delle HBM, mentre le difficoltà di esecuzione che Samsung continua a mostrare rappresentano ancora un importante elemento distintivo.

Il problema è che l’indice è diventato sempre più concentrato. Samsung e SK Hynix rappresentano oggi circa il 53% del KOSPI sudcoreano e, escludendole, il resto del mercato ha registrato a maggio un rendimento di appena il 5%, contro il 29% dell’indice complessivo.2 Non si tratta di una forza diffusa del mercato, bensì di un rialzo concentrato attorno a pochi titoli del comparto dei semiconduttori.

Ed è qui che si nasconde l’horangi addormentato. Al di sotto dei giganti dell’indice, gran parte di “Korea Inc.” rimane profondamente sottovalutata. Circa due terzi delle società quotate trattano sotto il proprio valore contabile e circa il 41% quota a meno di 0,5 volte tale valore.3 A mio avviso, è qui che potrebbe trovarsi l’opportunità più interessante nel medio termine: non nell’inseguire le affollate mega-cap dei semiconduttori, ma nell’individuare società ben capitalizzate e di qualità alle quali il mercato non ha ancora pienamente riconosciuto il valore.

Il ventaglio di opportunità va ben oltre i semiconduttori. Difesa, cantieristica navale, nucleare, robotica, apparecchiature per l’energia e altri settori che beneficiano della reindustrializzazione statunitense e degli investimenti nelle catene di approvvigionamento globali offrono un modo più diretto per beneficiare della crescente rilevanza strategica della Corea del Sud. Questi comparti consentono agli investitori di partecipare alla crescente importanza geopolitica e industriale del Paese senza dipendere esclusivamente dal momentum dei semiconduttori.

La disciplina di portafoglio è oggi essenziale. La recente volatilità ha mostrato quanto rapidamente gli ETF a leva su singoli titoli e gli strumenti derivati possano trasformare normali prese di profitto in vendite forzate e automatiche. In Corea del Sud, i flussi degli investitori retail a leva sono diventati un vero e proprio rischio strutturale di mercato, non più soltanto un indicatore del sentiment degli investitori. Questo contesto suggerisce dimensioni di posizione più contenute, ingressi graduali, controlli del rischio più rigorosi e adeguate coperture sulle posizioni particolarmente affollate nel comparto dei semiconduttori.

In sintesi, le azioni sudcoreane meritano ancora attenzione, ma le regole del gioco stanno cambiando. Conviene essere selettivi con il pavone, ma è arrivato il momento di iniziare a cercare anche l’horangi.



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