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I punti da tenere a mente

  • Il 2 ottobre 2022 in Brasile si svolgeranno le elezioni generali (con un possibile ballottaggio per la presidenza il 30 ottobre)
  • Le azioni brasiliane hanno sovraperformato quelle dei mercati emergenti quando la posizione di Lula si è stabilizzata alla testa nei sondaggi; il real brasiliano si è difeso bene nei confronti del dollaro
  • Il Brasile è tra i paesi leader per le materie prime, con un buon vantaggio di partenza nel campo delle energie rinnovabili e una forza lavoro giovane e in crescita

Più di 150 milioni di brasiliani, l’elettorato più ampio nella storia del paese, saranno chiamati alle urne il 2 ottobre 2022, e forse nuovamente per un ballottaggio per la presidenza dopo un paio di settimane. I votanti dovranno fare una scelta difficile tra il presidente attualmente in carica, Jair Bolsonaro, dell’estrema destra, e il presidente precedente, nonché superstar della sinistra, Luiz Inácio Lula da Silva (“Lula”) del Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori, PT). Quest’ultimo è uscito sempre in testa nei sondaggi, spesso con una percen-tuale a doppia cifra, e le probabilità sono chiaramente a suo vantaggio. Per i mercati si potrebbe comunque prospettare un periodo burrascoso, anche ipotizzando che una vittoria di Lula sia già ampiamente scontata nei prezzi. Bolsonaro sta già preparando ricorsi per frodi elettorali, denunciando sondaggi truccati e criticando le macchine per il voto elettronico.1,2
Se Lula non dovesse riportare una vittoria assolutamente incontestabile, i brasiliani dovrebbero prepararsi per ripetizioni dei conteggi, battaglie legali e una persistente divisione politica.

A livello economico, una vittoria della sinistra potrebbe essere un sorprendente risultato positivo, e i mercati finanziari già ne stanno in parte beneficiando. Il real brasiliano recentemente si è difeso bene contro il dollaro, mentre molte valute dei mercati sviluppati, tra cui l’euro e la sterlina inglese, hanno subito flessioni. Le azioni brasiliane hanno fortemente sovraperformato quelle dei mercati emergenti dall’inizio dell’anno e in un anno.3 Mentre Lula promuove molte politiche tipiche del PT di sinistra, come finanziamenti pubblici e programmi di condono del debito, né le imprese né la popolazione in generale lo considerano un acceso sostenitore del socialismo, nonostante i tentativi di Bolsonaro di descriverlo come tale. Nonostante un radicalismo occasionale sulla carta, le politiche effettive di Lula tra il 2003 e il 2010 sono state tendenzialmente pragmatiche. Durante la sua presidenza, la crescita media annuale del PIL è stata del 4,5%, il rapporto tra debito pubblico e PIL si è ridotto di un terzo e circa 20 milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà.4

Le azioni brasiliane hanno sovraperformato quelle dei mercati emergenti quando si è stabilizzata la posizione di Lula in testa ai sondaggi (USD)

Fonte: Bloomberg, 2022, e smarkets.com, 2022, IPESPE, 2022.⁵

Sempre più in alto? Il dollaro sta salendo, ma il real si è difeso bene

Fonte: Bloomberg, 2022.

Ovviamente, anche Bolsonaro ha riscosso i propri successi nel periodo in cui è stato in carica, tra cui il più importante è stato forse un gigantesco piano per la riforma delle pensioni a lungo termine nel 2019. Questo è ampiamente considerato un passo importante verso il consolidamento del deficit di bilancio del Brasile, che negli ultimi anni era salito anche in buona parte a causa dei costi esorbitanti delle pensioni. Secondo le previsioni, fino al 2030 la riforma dovrebbe generare risparmi per circa 800 miliardi di real (155 miliardi di dollari, ai cambi odierni).6 Tuttavia, attualmente più del 90% del bilancio viene ancora impiegato per pagamenti obbligatori, rendendo improbabile un progresso rilevante nel breve termine, indipendentemente da chi vincerà le elezioni. Il prossimo presidente dovrà anche confrontarsi con le prospettive di un’economia mondiale in crisi. Peraltro il Brasile ha buone probabilità di continuare a beneficiare dei prezzi elevati delle materie prime, anche se deve far fronte ai rischi di un inasprimento della guerra in Ucraina, considerando la sua forte dipendenza dalle importazioni di fertilizzanti. È importante comunque notare che, nonostante sia leader nell’esportazione di materie prime, il Brasile è alquanto isolato dagli shock dell’economia globale. Il commercio rappresenta poco meno di un terzo del PIL, mentre il contributo dei consumi delle famiglie supera il 60%.7

Tutto sommato, una presidenza di Lula porterebbe probabil-mente a un aumento del deficit di breve termine, che nel medio termine potrebbe essere compensato da un aumento dei ricavi fiscali e dei consumi dei privati. L’investimento statale nell’espansione delle energie rinnovabili potrebbe aumentare. Mentre il Brasile è già un paese leader nella produzione di energia idroelettrica, il manifesto di Lula include l’impegno dell’ente statale Petrobras nella transizione energetica, che lo renderebbe a questo punto molto competitivo rispetto alle società europee.8 Una vittoria del PT potrebbe in effetti dare via libera all’enorme potenziale del Brasile sul fronte delle energie rinnovabili, soprattutto in periodi nei quali la sicurezza dell’energia è più preoccupante.

Il risultato più probabile sembra un ballottaggio tra Bolsonaro e Lula, con un’eventuale vittoria di Lula. Si può prevedere una certa volatilità, poiché nel caso di un’inattesa vittoria di Bolsonaro i mercati dovranno rivedere i prezzi, oppure se dovesse vincere Lula gli investitori dovranno metabolizzare una certa incertezza post-elettorale e valutare le sue politiche effettive rispetto agli impegni dichiarati in campagna elettorale. In entrambi i casi tuttavia non mancano di certo le opportunità per gli investitori, considerando che il Brasile continua ad essere tra i paesi leader per le materie prime, sia sui metalli che nell’agricoltura, con un buon vantaggio in partenza nelle energie rinnovabili e una forza lavoro giovane e in crescita.



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