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Spesso ci viene chiesto: “Esiste un paese che andrebbe escluso da ogni investimento basandosi esclusivamente sui fattori ESG?” È una domanda opportuna, soprattutto perché la nostra analisi e integrazione dei principi ESG progrediscono. Per farla breve, comunque, la risposta è “no”. Alcune ragioni ci portano a non escludere paesi basandoci esclusivamente su considerazioni ESG. In poche parole, non siamo disposti a ignorare fondate opportunità di valutazione - ancora più importanti in uno scenario di bassi rendimenti. Spesso le obbligazioni più remunerative sono emesse da paesi con punteggi ESG più deboli; lo stesso accade ai rating creditizi dei titoli sovrani. Le conseguenze valgono anche per i paesi che, in base alla nostra metodologia di punteggio ESG, ottengono i rating migliori.

Pensiamo che i prezzi degli asset di un paese torneranno ad allinearsi con la loro media nell’arco di un ciclo economico ma, al contempo, riteniamo che anche i suoi fattori ESG interni muteranno, in meglio o in peggio, nell’arco di un determinato periodo. Il previsto miglioramento nel tempo spiega perché investiamo in questi paesi ed è una delle ragioni per le quali la nostra analisi e integrazione ESG sono incorporate nel nostro processo di investimento. Due grafici specifici illustrano come immaginiamo il nostro universo di investimento e l’analisi ESG.

INTERESSANTI OPPORTUNITÀ DI VALUTAZIONE E DI ESG

Il grafico 1 qui sotto classifica i paesi in base ai loro punteggi ESG sull’asse delle ascisse e misura gli spread dei titoli di Stato a 10 anni rispetto ai Treasury USA sull’asse delle ordinate. Nel nostro modello di punteggio ESG, sottolineiamo il ruolo della governance, in quanto finisce per influire sulle questioni sociali e ambientali a livello sovrano. Insieme, il punteggio ESG e l’eventuale scostamento dalla linea tratteggiata evidenziano potenziali opportunità di acquisto o di vendita o i titoli di Stato da evitare del tutto. I decili superiore e inferiore del grafico 1 esemplificano le valutazioni dicotomiche e i punteggi ESG delle due coorti. Non sorprende che i paesi scandinavi e molti altri paesi europei presentino i punteggi ESG più elevati, ma offrano rendimenti irrisori. Le migliori opportunità di rendimento sono fondamentalmente distribuite su tutto l’universo dei mercati emergenti.

Si potrebbe concludere che i paesi nel decile superiore sono scarsamente incentivati a migliorare i loro parametri ESG - senza dimenticare poi che espongono a un elevato rischio di duration. I paesi rientranti nel decile inferiore hanno ottime ragioni per impegnarsi a migliorare questi fattori, ma ciò non significa automaticamente che diventino candidati per un investimento. Il decile inferiore garantisce infatti un’estrema cautela e il monitoraggio costante di ogni possibile deterioramento. Anche laddove si apra una posizione, qualsiasi declino repentino in tempo reale della governance e/o degli aspetti sociali potrebbe giustificare la liquidazione totale della posizione, come è avvenuto in Egitto all’inizio dell’anno. Per contro, un paese con un profilo di rischio ESG in marcato miglioramento e valutazioni interessanti può segnalare un momento opportuno per investire.

Anche l’Indonesia si posiziona nel decile inferiore, nonostante la governance e le questioni sociali abbiano sorpreso in positivo durante la pandemia. Per essere un mercato emergente, geograficamente esteso e con un sistema sanitario sotto-dimensionato, l’Indonesia ha gestito relativamente bene la prima ondata del coronavirus. Bank Indonesia è stata stabilmente fra le autorità monetarie da noi più apprezzate e ha dimostrato di saper gestire la situazione durante le fasi di estrema volatilità del mercato. La pandemia metterà sicuramente alla prova il coraggio dei funzionari governativi di tutto il mondo e, a nostro giudizio, il punteggio ESG di un paese potrebbe cambiare dopo questo anno spartiacque. Ad esempio, il punteggio complessivo dell’Indonesia potrebbe risultare migliore nel 2020 grazie a una combinazione di stimoli fiscali e monetari mirati e prudenti e/o a un migliore accesso all’assistenza sanitaria. I paesi che occupano posizioni basse nella classifica dispongono di infinite modalità per migliorare il loro punteggio. Di qui, la domanda: come si dovrebbero incentivare i paesi a migliorare i fattori ESG?

USARE IL COSTO DEL DENARO COME MOTIVAZIONE PER SVILUPPARE I TEMI ESG

I rating creditizi dei titoli sovrani potrebbero essere uno strumento utile per costringere un paese a migliorare una serie di parametri ESG. Il grafico 2 torna a raffigurare i punteggi ESG dei paesi sull’asse delle ascisse, ma questa volta rapportandoli ai rating creditizi medi dei titoli sovrani rappresentati sull’asse delle ordinate.

I paesi più deboli presentano di solito rating creditizi più bassi, verosimilmente a causa delle prospettive negative delle agenzie sulle loro economie e dello scetticismo che circonda la capacità del titolo sovrano di gestire il debito in essere. La riduzione del costo del denaro dovrebbe rappresentare un’utile occasione per tirare il fiato per qualsiasi emittente sovrano e, in particolare, per quelli che già pagano un sovrapprezzo per finanziare il loro debito. In teoria, il rating creditizio di un paese andrebbe rivisto man mano che migliorano i suoi fondamentali economici, specie quelli che aiutano a gestire il debito in essere e le spese di bilancio. I costi di finanziamento di un paese dovrebbero diminuire di pari passo con la crescita del suo rating. Il capitale che un paese spendeva in interessi poteva quindi essere ridestinato ad una varietà di temi ESG quali la costruzione di infrastrutture sostenibili, il miglioramento dell’assistenza sanitaria o, ancora, l’accesso ad una migliore istruzione.

Il Sudafrica, per esempio, ha subito un declassamento del rating creditizio all’inizio della pandemia, cerca continuamente di conciliare una pesante carenze di risorse con un ingente fabbisogno di finanziamenti e ha di fronte a sé enormi opportunità di miglioramento sotto diversi profili ESG. Non è tuttavia il solo paese a vivere tale condizione: quasi tutti i paesi, indipendentemente dalla qualità creditizia e dai punteggi ESG, si trovano ad affrontare deficit crescenti e un fabbisogno di finanziamenti sempre maggiore a causa della pandemia. Il punteggio ESG complessivo del Sudafrica è gradualmente arretrato nel tempo per via della sua debolezza rispetto a tutti e tre i fattori. Benché offra alcuni dei migliori rendimenti reali del nostro universo, ci siamo avvicinati al Sudafrica con cautela; il paese presenta infatti un elevato profilo di rischio, soprattutto in tema di governance.

LE DINAMICHE ESG CONTINUANO A RAFFORZARSI

Continueremo a migliorare la nostra ricerca statistica sulle relazioni tra i punteggi ESG, i rendimenti obbligazionari e i rating creditizi. Il nostro obiettivo è costruire modelli ESG predittivi che identifichino i potenziali variazioni in termini di prezzo e di rischio delle informazioni. I prossimi passi delle nostre iniziative di ricerca comprendono la determinazione del grado di inclusione della governance e dei fattori sociali nei rendimenti obbligazionari. Benché sinora i rischi ambientali siano stati in gran parte sottovalutati, il sentiment di mercato è pronto a cambiare visto che i paesi fissano obiettivi climatici ambiziosi. Molto di recente l’Egitto ha emesso la sua prima obbligazione verde quinquennale, mentre la Cina (seconda al mondo nel 2019 per emissioni di green bond) ha annunciato il suo piano quarantennale di azzeramento delle emissioni di anidride carbonica. Nonostante le loro valutazioni ESG siano più modeste, l’abbattimento dei rischi climatici potrebbe essere per questi paesi la strategia giusta al fine di migliorare il loro punteggio complessivo. Dimostrare la capacità di gestire il debito a breve termine e verificare l’utilizzo dei proventi sarà fondamentale per guadagnare credibilità sia presso gli investitori che presso le agenzie di rating.

Nel frattempo, chiudiamo con una riflessione finale: l’analisi dei fondamentali economici e dei fattori ESG non si escludono l’un l’altra. Fra di esse esiste una relazione che spiega le possibili anomalie di valutazione nei mercati obbligazionari e valutari globali; ogni variazione in entrambe queste componenti andrebbe riflessa nei prezzi degli asset. Sarà interessante osservare come cambieranno i punteggi ESG dei paesi in base alla loro gestione della pandemia e all’impatto economico di tali politiche. Sperabilmente, il miglioramento dei punteggi ESG, l’innalzamento dei rating creditizi e l’abbattimento dei costi di finanziamento saranno alcune delle novità che ci attendono nel 2021.



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