In occasione della Conferenza delle parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’ONU (COP27) sono state presentate varie sfide che le nazioni dovranno affrontare nei prossimi anni. Un tema ricorrente è stato il finanziamento necessario affinché i mercati emergenti raggiungano i loro obiettivi di sviluppo sostenibile.
Molti proprietari di asset e gestori di portafoglio sono disposti a investire in tali attività. Tuttavia hanno delle riserve, principalmente per quanto riguarda il rischio maggiore di questi investimenti. Ad esempio, investire in strategie di transizione, ossia che contribuiscono a un graduale progresso del passaggio a metodi più rinnovabili, e in progetti di infrastrutture nei mercati emergenti presenta sfide complesse. Molti investitori non comprendono i rischi locali e mancano delle risorse sul campo utili per svolgere la diligence iniziale e costante necessaria per la gestione di queste attività. Inoltre molti proprietari di asset devono rispettare linee guida che limitano la quota di emittenti non-investment grade a una determinata percentuale del loro portafoglio complessivo.
La finanza mista è una potenziale soluzione che potrebberisolvere molti di questi problemi. La finanza mista utilizza banche per lo sviluppo o fonti pubbliche per assicurare il finanziamento iniziale di un progetto e attirare successivamente capitale privato,1 creando una partnership pubblica-privata. Molti esperti concordano che la finanza mista può aiutare a superare il vuoto di finanziamento necessario per finanziare lo sviluppo sostenibile di mercati emergenti.
La Banca Mondiale si è impegnata nel risolvere molte di queste sfide coinvolgendo personale locale in grado di supervisionare l’impiego del capitale e svolgere la due diligence corrente. Con il finanziamento iniziale di un progetto, la Banca Mondiale se ne assume anche il rischio iniziale, che può poi attirare il capitale privato necessario per le fasi successive fino al suo completamento. Quando una banca di sviluppo, come la Banca Mondiale, emette debito per il finanziamento di questi progetti, le relative obbligazioni hanno spesso un rating di credito investment grade, che per molti asset allocator può essere ideale.
Un elemento importante è che la finanza mista può essere utilizzata anche per migliorare le infrastrutture esistenti, diventando uno strumento importante negli investimenti di transizione. Siamo convinti che queste opportunità di transizione nell’economia globale non dovrebbero essere ignorate. Al momento attuale, le attività verdi “pure” rappresentano una quota molto modesta del prodotto interno lordo (PIL) globale, e una quota ancora minore delle economie dei mercati emergenti. Mentre è indubbio che un investimento verde puro è necessario per risolvere la questione delle emissioni globali, siamo convinti che sarebbe necessario anche concentrarsi su attività di transizione esistenti, ad esempio trasporti, costruzioni ed estrazione mineraria mirando a pratiche ambientalmente più sostenibili. Molti mercati emergenti si basano su tali settori per sopravvivere. Sono settori non facili da sostituire con alternative verdi, e richiederanno invece trasformazioni complesse, multifase nonché coinvolgimento e allineamento a molteplici stakeholder. Affrontare tali questioni istituzionali sarà difficile. Tuttavia, considerando che il finanziamento di questo tipo di progetti potrebbe avere un ampio impatto sulle emissioni di gas serra, sono fondamentali per un’economia a basse emissioni di carbonio. Allo stesso tempo, i mercati emergenti sono proiettati verso un aumento delle emissioni, allo scopo di sostenere lo sviluppo economico nei prossimi decenni. Affrontare questi temi complessi sarà quindi fondamentale per aiutare le economie in via di sviluppo a realizzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni progredendo allo stesso tempo sulla strada per uno sviluppo economico più sostenibile.
Sudafrica
Nel Sudafrica, la transizione presenta varie sfide e altrettante opportunità. Secondo le stime, il passaggio di una delle più ampie economiche africane dall’energia generata dal carbone a un’alternativa verde, richiederebbe 250 miliardi di dollari statunitensi nei prossimi trenta anni, come afferma una relazione della Stellenbosch University del Sudafrica e della Blended Finance Taskforce divulgata nel World Economic Forum dell’anno passato. Allo stesso tempo, una sospensione immediata degli investimenti in Eskom, il principale fornitore di elettricità del Sudafrica, o comunque nel Sudafrica in generale, comporterebbe un costo. Un’eliminazione del principale fornitore di energia dalla griglia di alimentazione nel momento in cui il Sudafrica sta lottando con ripetuti blackout, avrebbe conseguenze politiche e sullo sviluppo. Eskom è inoltre un datore di lavoro enorme nella regione, e una sospensione immediata degli investimenti potrebbe comportare conseguenze socioeconomiche di rilievo, che sfocerebbero eventualmente in un aumento dell’instabilità nel paese. Allora la domanda diventa: come risolviamo problemi di transizione complessi di questo tipo per realizzare gli obiettivi di emissioni? È un problema che gli investitori da soli non possono risolvere, ma una partnership con enti pubblici e banche per lo sviluppo potrebbe costituire un passo avanti verso una soluzione pratica.
Indonesia
Alla COP27 dell’anno passato, un gruppo di paesi ha concordato la mobilitazione di 20 miliardi di dollari statunitensi in un finanziamento pubblico e privato destinato ad aiutare il passaggio dell’Indonesia a fonti di energia diverse dal carbone, portare avanti le emissioni massime del paese per sette anni fino al 2030 e impegnarsi nella realizzazione dell’azzeramento netto delle emissioni nel settore dell’energia entro il 2050. La Just Energy Transition Partnership (JETP) dell’Indonesia eliminerà 300 megaton di emissioni di gas serra fino a tutto il 2030, fino ad arrivare a una riduzione ben superiore a 2 gigaton nel 2060. Metà di questi 20 miliardi di dollari arriverà da fonti pubbliche, comprese banche per lo sviluppo multilaterali e paesi del G7, e metà da istituzioni finanziarie private, coordinate dalla Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ). Sono stati questi 10 miliardi di dollari di fondi del settore pubblico che hanno consentito di impegnare i prossimi 10 miliardi di dollari con stime di altro denaro per 20-30 miliardi di dollari provenienti dal settore privato durante la realizzazione dei progetti pilota. Considerando il contenuto elevato del carbone nei consumi di energia dell’Indonesia, la finanza mista può essere utilizzata per svincolare un notevole capitale privato da destinare alla risoluzione di questo problema nel breve termine e forse migliorare la tesi d’investimento nel paese e nei fattori ambientali, di sostenibilità e di governance (ESG).
Conclusione
Investire direttamente in progetti destinati alla transizione o per infrastrutture in paesi in via di sviluppo può comportare difficoltà pratiche, o un rischio eccessivo per molti investitori e proprietari di asset. In assenza di un accesso al capitale privato, le possibilità per i mercati emergenti di finanziamenti fortemente necessari per lo sviluppo, implementando al tempo stesso alternative meno dannose per l’ambiente, sono limitate. Senza opzioni per il finanziamento, realizzare un azzeramento netto diventa sproporzionatamente più difficile per queste nazioni. La finanza mista, ossia le partnership tra settori pubblico e privato, offrono una soluzione convincente. Tali partnership offrono ai proprietari di asset e agli investitori maggiori opportunità d’investimento con profili di rischio potenzialmente migliori. Allo stesso tempo, le economie in via di sviluppo possono ottenere un accesso al capitale necessario. La finanza mista può aiutare a risolvere le questioni complesse affrontate da queste nazioni. I programmi congiunti riconoscono che una strada più realistica per arrivare all’azzeramento netto delle emissioni comporta il sostegno di più stakeholder e approcci pratici articolati in fasi successive che tengono conto delle industrie critiche sulle quali si basano i paesi in via di sviluppo per cercare di equilibrare le necessità economiche basilari con obiettivi di sostenibilità.
Note finali
- “Blended finance for climate—the time is now.” Institute of International Finance. Marzo 2022.
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