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LA STORIA INFINITA DELLA BREXIT STA PER FINIRE

Il 23 giugno 2016 con una sferzata populista l’elettorato britannico ha fatto l’impensabile. Ha votato per uscire dall’Unione Europea (UE) e instaurare nuove relazioni commerciali con l’Eurozona e il resto del mondo, compresi gli Stati Uniti. Adesso ci ritroviamo con un’economia globale minacciata da una pandemia e un Regno Unito senza alcuna strada chiara per uscire dall’UE. Alla fine di quest’anno il Regno Unito abbandonerà l’UE, con o senza un trattato commerciale. Vi è tuttavia un cauto ottimismo sulla possibilità di arrivare alla conclusione di un trattato commerciale.

UN VIAGGIO LUNGO E DECISAMENTE STRANO

A fine marzo 2017 il Regno Unito ha attivato l’articolo 50, dando inizio ufficialmente al processo di uscita dall’UE. Sono seguiti due anni di accese discussioni sull’accordo per l’uscita, la road map delle relazioni da seguire fino al raggiungimento di un accordo sul libero scambio (FTA). Ciò è costato l’incarico a Theresa May, e ha portato a una vittoria elettorale schiacciante per il Partito Conservatore di Boris Johnson nelle elezioni del 2019. Johnson ha vinto con la promessa di una chiara direttiva per far uscire il Regno Unito dall’UE. L’accordo per l’uscita è stato approvato quasi immediatamente; sono iniziate le negoziazioni relative al FTA; e il nuovo governo non avrebbe chiesto altre estensioni. Il primo ministro Johnson avrebbe annunciato che in mancanza di alcun progresso sul FTA entro il 15 ottobre, il Regno Unito sarebbe uscito senza accordo e avrebbe presentato all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) i dazi per le sue relazioni commerciali con l’UE.

NAVIGARE TRA SCILLA E CARIDDI

Nella riunione del Consiglio europeo della settimana scorsa, erano all’ordine del giorno le relazioni con il Regno Unito. Negli ultimi giorni, i colloqui tra la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro Johnson avevano fatto nascere qualche speranza di una risoluzione. I punti più importanti sono stati il COVID-19, le nuove restrizioni economiche nel Regno Unito e la possibilità di una Brexit senza accordo, che hanno messo il Regno Unito nella difficile posizione di dover seguire una rotta per l’economia che imponeva la navigazione tra Scilla (il virus) e Cariddi (la Brexit senza accordo). I Grafici 1 e 2 mostrano un’economia che sta lottando per emergere dalla recessione provocata dal coronavirus. Gli ordini acquisiti sono ancora modesti mentre continua il calo dell’attività manifatturiera, anche se a un ritmo più lento, e le esportazioni stanno appena iniziando a ripartire.

CBI Industrial Trends Survey.

IHS Markit/CIPS UK Manufacturing PMI. La performance passata non costituisce una garanzia di risultati futuri. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. I rendimenti dell’indice non tengono conto di commissioni od oneri di vendita. Le presenti informazioni sono fornite a scopo puramente illustrativo e non riflettono la performance di un investimento reale.

Prima del referendum sulla Brexit, la sterlina si stava svalutando ma era ancora intorno a 1,50 dollari, rispetto al suo valore attuale di circa 1,30 dollari. Un calo a 1,20 dollari ha segnato il valore minimo dopo il referendum. Nel grafico sono visibili avvicendamenti di ottimismo e di delusione sulla Brexit. Nel 2017 la sterlina è salita grazie all’ottimismo per un successo dell’allora primo ministro Theresa May nel portare avanti un accordo sull’uscita e procedere con le negoziazioni commerciali effettive. La valuta si impennò a circa 1,44 dollari. In una mal concepita elezione lampo a giugno, la May perse la maggioranza in parlamento e fu obbligata a concludere un accordo con il Partito Unionista Democratico dell’Irlanda del Nord (DUP), distruggendo così sostanzialmente qualsiasi speranza di portare avanti la Brexit. Gli stessi alti e bassi sono visibili nel sentiment rialzista e nei grafici che illustrano il posizionamento dei trader.

L’approccio attuale dei mercati è orientato all’attesa per il risultato della Brexit, ma si intravede qualche spiraglio di ottimismo. Il sentiment per la sterlina è diventato positivo, riflettendo una crescente convinzione del mercato nella possibilità di un trattato. I trader, peraltro, continuano a detenere una modesta posizione netta negativa nella sterlina. Ciò nonostante, le posizioni valutarie short non sono in aumento, e suggeriscono che i trader potrebbero essere in attesa di un accordo sul trattato. Nel mercato delle scommesse, le probabilità di un accordo nel 2020 sono quotate al 70%. Lo scoppio della pandemia di coronavirus nel Regno Unito e nel resto del mondo ha soffocato quelle che avrebbero potuto essere negoziazioni fruttuose. Il primo ministro Johnson e il principale negoziatore dell’UE, Michel Barnier, hanno contratto il COVID-19, e l’attenzione del governo si è spostata sul virus a scapito di qualsiasi urgenza della Brexit... fino ad ora. Quest’urgenza crescente dovrebbe consentire altre negoziazioni dopo la riunione del Consiglio europeo del 15-16 ottobre.

PROSPETTIVE

Per quest’intero processo della Brexit non vi è mai stata alcuna chiarezza riguardo al risultato. I mercati tuttavia non sono mai andati nel panico. Ad esempio, vi sono state previsioni apocalittiche di un deprezzamento disastroso della valuta, ma la previsione non si è ancora avverata. A parte un breve calo a 1,15 dollari nel momento peggiore del coronavirus, la sterlina si è mantenuta nel range tra 1,20 e 1,30 dollari, scendendo quando le notizie erano negative e salendo a 1,30 dollari quando erano positive. Attualmente la valuta è al limite più alto della fascia, circa 1,30 dollari. L’andamento della valuta potrebbe far pensare che i mercati stiano riflettendo un risultato positivo, ma senza essere abbastanza positivi da irrobustire l’esposizione ad asset del Regno Unito, né peraltro essere disposti a vendere posizioni. Il Grafico 5 indica che l’incertezza non è aumentata, come dovrebbe accadere se il Regno Unito stesse per uscire dall’UE sbattendo la porta. L’incertezza si era drasticamente impennata dopo il referendum sulla Brexit. Dopo la valanga del Partito Conservatore a dicembre 2019, l’incertezza politica è andata retrocedendo. Tra qualche riflessione in chiusura vi sono:

Brandywine Global Investment Management Purchasing Power Parity (BGIM PPP).

Prima del referendum sulla Brexit, la sterlina si stava svalutando ma era ancora intorno a 1,50 dollari, rispetto al suo valore attuale di circa 1,30 dollari. Un calo a 1,20 dollari ha segnato il valore minimo dopo il referendum. Nel grafico sono visibili avvicendamenti di ottimismo e di delusione sulla Brexit. Nel 2017 la sterlina è salita grazie all’ottimismo per un successo dell’allora primo ministro Theresa May nel portare avanti un accordo sull’uscita e procedere con le negoziazioni commerciali effettive. La valuta si impennò a circa 1,44 dollari. In una mal concepita elezione lampo a giugno, la May perse la maggioranza in parlamento e fu obbligata a concludere un accordo con il Partito Unionista Democratico dell’Irlanda del Nord (DUP), distruggendo così sostanzialmente qualsiasi speranza di portare avanti la Brexit. Gli stessi alti e bassi sono visibili nel sentiment rialzista e nei grafici che illustrano il posizionamento dei trader.

L’approccio attuale dei mercati è orientato all’attesa per il risultato della Brexit, ma si intravede qualche spiraglio di ottimismo. Il sentiment per la sterlina è diventato positivo, riflettendo una crescente convinzione del mercato nella possibilità di un trattato. I trader, peraltro, continuano a detenere una modesta posizione netta negativa nella sterlina. Ciò nonostante, le posizioni valutarie short non sono in aumento, e suggeriscono che i trader potrebbero essere in attesa di un accordo sul trattato. Nel mercato delle scommesse, le probabilità di un accordo nel 2020 sono quotate al 70%. Lo scoppio della pandemia di coronavirus nel Regno Unito e nel resto del mondo ha soffocato quelle che avrebbero potuto essere negoziazioni fruttuose. Il primo ministro Johnson e il principale negoziatore dell’UE, Michel Barnier, hanno contratto il COVID-19, e l’attenzione del governo si è spostata sul virus a scapito di qualsiasi urgenza della Brexit... fino ad ora. Quest’urgenza crescente dovrebbe consentire altre negoziazioni dopo la riunione del Consiglio europeo del 15-16 ottobre.

PROSPETTIVE

Per quest’intero processo della Brexit non vi è mai stata alcuna chiarezza riguardo al risultato. I mercati tuttavia non sono mai andati nel panico. Ad esempio, vi sono state previsioni apocalittiche di un deprezzamento disastroso della valuta, ma la previsione non si è ancora avverata. A parte un breve calo a 1,15 dollari nel momento peggiore del coronavirus, la sterlina si è mantenuta nel range tra 1,20 e 1,30 dollari, scendendo quando le notizie erano negative e salendo a 1,30 dollari quando erano positive. Attualmente la valuta è al limite più alto della fascia, circa 1,30 dollari. L’andamento della valuta potrebbe far pensare che i mercati stiano riflettendo un risultato positivo, ma senza essere abbastanza positivi da irrobustire l’esposizione ad asset del Regno Unito, né peraltro essere disposti a vendere posizioni. Il Grafico 5 indica che l’incertezza non è aumentata, come dovrebbe accadere se il Regno Unito stesse per uscire dall’UE sbattendo la porta. L’incertezza si era drasticamente impennata dopo il referendum sulla Brexit. Dopo la valanga del Partito Conservatore a dicembre 2019, l’incertezza politica è andata retrocedendo. Tra qualche riflessione in chiusura vi sono:

UK Global Economic Policy Uncertainty Index La performance passata non costituisce una garanzia di risultati futuri. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. I rendimenti dell’indice non tengono conto di commissioni od oneri di vendita. Le presenti informazioni sono fornite a scopo puramente illustrativo e non riflettono la performance di un investimento reale.

  1. Brexit senza accordo. La possibilità di un’uscita sbattendo la porta è stata un ritornello di Boris Johnson. Questo tema appare sempre più un atteggiamento e una spavalderia che una possibilità effettiva. Se il passato è un prologo, Johnson arriverà a un compromesso. L’economia britannica non può sostenere i duplici shock del coronavirus, incluse le restrizioni recenti per contenere la diffusione, e di una Brexit senza accordo. Il costo per l’economia sarebbe estremo, anche se la Bank of England (BoE) dovesse ampliare il suo programma di acquisti di asset e il governo Johnson dovesse fornire uno stimolo aggiuntivo per compensare le ripercussioni economiche. Il peggioramento dell’economia annullerebbe ampiamente lo stimolo vantato, facendo crollare l’economia in una recessione a W. Chiudere la porta alle trattative farebbe apparire il governo Johnson incompetente, e sicuramente non è quello che auspica il primo ministro. Chiudere la porta alle trattative significherebbe l’adozione di norme diverse per l’Irlanda del Nord. Chiudere la porta alle trattative ravviverebbe l’aspirazione all’indipendenza della Scozia. Chiudere la porta alle trattative sarà quindi evitato.
     
  2. Il “mini” accordo. Sarebbe eccessivamente ottimistico pensare che i negoziatori del Regno Unito e dell’UE riuscirebbero a mettere insieme un accordo sul commercio globale, che includa sia beni che servizi, soprattutto il settore estremamente importante dei servizi finanziari, che per il momento è stato messo da parte. I negoziatori devono arrivare a un accordo sui diritti di pesca e i sussidi statali prima di formulare un linguaggio tecnico nell’accordo commerciale. Un compromesso è possibile. Una volta raggiunto un accordo provvisorio, i negoziatori potrebbero concentrarsi sul trattato per i beni e formulare un trattato in tempo utile per un’approvazione della legislazione attuativa entro la fine dell’anno. L’Internal Markets Bill resta alla Camera dei Lord, e non dovrebbe creare problemi. Altre parti delle relazioni commerciali saranno rinviate per essere considerate successivamente, inclusi servizi finanziari, dati e sicurezza. Il Regno Unito deve anche stipulare i propri trattati commerciali con il resto del mondo. La conclusione di un trattato con gli Stati Uniti è della massima urgenza, tuttavia le elezioni presidenziali in quest’ultimo paese potrebbero influire sulle negoziazioni.
     
  3. La sterlina inglese. Come discusso precedentemente, la sterlina (il barometro della Brexit) non è stata concretamente svenduta con l’ingresso in una fase cruciale delle negoziazioni commerciali. Anche i rendimenti dei Gilt hanno iniziato a salire. Gli investitori non puntano ancora eccessivamente su un risultato positivo, per cui se si verificherà sarà un’opportunità per un vivace rialzo degli asset britannici. Guardiamo per esempio il PPP della GBP. Secondo le nostre stime la sterlina è sottovalutata quasi del 20% sul dollaro statunitense, per cui la sterlina potrebbe rivalutarsi fino a mezza strada tra 1,50 e 1,60 dollari. La sterlina è notevolmente sottovalutata anche sull’euro, ed è pronta per un rally se si potrà eliminare la minaccia della Brexit.
     
  4. Comincia il lavoro pesante La creazione di un FTA non è la fine della strada per il Regno Unito. È l’inizio di un lungo viaggio. I rischi abbondano. Essere stato un paese membro dell’UE offriva al Regno Unito l’accesso al commercio con molti paesi sotto l'egida del trattato con l’UE. Adesso il Regno Unito dovrà creare un’infrastruttura commerciale per la negoziazione di propri trattati con questi paesi. Il Regno Unito diventerà un player in un’economia globale. Imboccherà la strada per un’economia a basse emissioni di carbonio. Il paese aveva già iniziato a parlare di una strategia industriale di lungo termine, cercando di sfruttare i suoi punti di forza economici in certi settori. In breve: la fine della Brexit segna un inizio.

CONCLUSIONI

In un modo o nell’altro, il Regno Unito uscirà dall’UE. Un trattato commerciale è necessario, e il regime di nazione privilegiata dell’OMC non è l’opzione migliore per il Regno Unito. Uscire sbattendo la porta resta un rischio economico e politico enorme per il Regno Unito, che dovrebbe essere evitato anche se le negoziazioni dovessero protrarsi dopo la fine della riunione del Consiglio europeo. La possibilità di un accordo, minimo o di altro tipo, libererebbe il potenziale di asset britannici e, in effetti, l’economia britannica. Tuttavia un accordo adesso non è altro che il segnale di inizio di un altro viaggio, che presenterà nuovi ostacoli e opportunità.



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