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INTRODUZIONE

La Federal Reserve (Fed) ha finalmente riconosciuto che l’inflazione elevata non è transitoria, ma potrebbe esserlo la sua ferma intenzione di combatterla, secondo i mercati.

La Fed si è finalmente decisa a riconoscere che abbiamo un problema da risolvere con l’inflazione. Già nel numero di giugno, quando l’inflazione del Consumer Price Index (CPI) statunitense aveva superato il 5%, avevo ricordato che i notevoli aumenti dei prezzi non erano circoscritti a poche eccezioni, ma si erano invece diffusi a varie categorie di beni e di servizi.

Da allora, è diventato ancora più chiaro che le pressioni dell’inflazione sono ad ampio raggio e non dovute solo a effetti di base: il Core CPI a ottobre è arrivato al 4,6% a/a e per cinque mesi consecutivi non è mai sceso sotto il 4%. Anche altri parametri di misura dell’inflazione, ad esempio il Cyclical Core PCE della Fed di San Francisco e l’Underlying Inflation Gauge della Fed di New York sono saliti drasticamente.1 L’inflazione headline è balzata a un massimo del 6,2% a/a, il valore più alto da 31 anni a questa parte.

Più di un anno fa, noi di Franklin Templeton Fixed Income eravamo già un’eccezione, prevedendo un’inflazione notevolmente superiore al consensus. Quattro mesi fa, avevo già segnalato il rischio che i mercati e i responsabili della politica potessero stare ancora sottovalutando l’inflazione, e avevo indicato due fattori: la probabilità che un’inflazione elevata dimostrasse un’inerzia notevole, e la dicotomia tra consumatori e aziende, che prevedevano un persistere dell’inflazione, e gli investitori finanziari che sembravano quasi tutti convinti del contrario.



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