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Alla luce del recente annuncio di abbassamento da AAA a AA+ del rating assegnato da Fitch agli Stati Uniti d’America per misurarne il rischio di insolvenza a lungo termine in valuta estera, vale la pena di ricordare come funzionano di solito i rating dei fondi comuni monetari (FCM). Le organizzazioni di rating statistico riconosciute a livello nazionale (NRSRO), ovvero le agenzie di rating, attribuiscono una valutazione di AAA alla maggior parte dei fondi comuni monetari. A nostro avviso è improbabile che questa notizia influisca su tali valutazioni.

Per i fondi comuni monetari, il rating è un parere previsionale sul profilo di rischio complessivo di un fondo. Riflette l’opinione dell’agenzia sull’integrità del capitale di un fondo, sui rischi di credito degli investimenti in portafoglio, sul livello di rischio di controparte, oltre che sulla liquidità e sul rischio che il gestore non riesca a salvaguardare l’attuale qualità creditizia del fondo. A differenza dei rating creditizi tradizionali (ad esempio, i rating degli emittenti), il rating di un FCM non riguarda la capacità del fondo di far fronte agli obblighi di pagamento e non esprime un giudizio sui livelli di rendimento. Questa differenziazione è evidenziata da un suffisso al rating a indicare che riguarda i soli fondi comuni monetari. I suffissi sono specifici per ciascuna delle tre principali NRSRO che oggi assegnano rating ai fondi comuni monetari (Figura 1).

Figura 1: Suffisso e rating dei fondi del mercato monetario per agenzia

Fonti: S&P Global, Moody’s Investors Service, Fitch Ratings. Al 3 agosto 2023.

Le agenzie differiscono nella metodologia di assegnazione dei rating dei fondi comuni monetari (FCM), ma in genere prendono in considerazione uno o più dei seguenti criteri, che vengono esaminati attraverso un processo di monitoraggio continuo e di coinvolgimento del team di gestione del fondo:

Valutazione del management: Un’analisi del gestore degli investimenti del FCM che includa aree quali la gestione del rischio e la compliance, la cultura del credito, l’infrastruttura, le performance storiche, l’esperienza e la competenza del management e la ricerca creditizia. Una valutazione scarsa di questa componente potrebbe abbassare il rating anche in presenza di una valutazione solida del portafoglio.

Integrità del capitale: La capacità del portafoglio del FCM di mantenere integro il capitale è una condizione fondamentale, insieme alla valutazione della probabilità di perdita del capitale. Rappresenta un vantaggio fondamentale offerto agli investitori dai fondi comuni monetari che, grazie ai quadri normativi esistenti per esempio nei mercati degli Stati Uniti e dell’UE, sono spesso in grado di offrire valori patrimoniali netti (NAV) a prezzi costanti o stabili nel tempo o con fluttuazioni molto modeste.

Rischio di credito del portafoglio: Una valutazione quantitativa del rischio di credito del portafoglio del FCM può anche riflettere il rischio di credito medio ponderato del suo portafoglio di investimenti, compresi quelli effettuati tramite accordi di riacquisto.

Valutazione del rischio di credito aggregato e delle scadenze: Il rischio di credito del FCM può essere ponderato in base alla percentuale aggregata di investimenti detenuti a ciascun livello di rating ed è ulteriormente differenziato in base alla scadenza residua. Questa componente può integrare anche i dati storici di default e di transizione dei rating a lungo e a breve termine.

Rischio di tasso di interesse: Le agenzie spesso stimano la sensibilità attesa del FCM alle variazioni dei tassi di interesse, compresi gli “shock” in determinate condizioni estreme.

Liquidità: La capacità del fondo di fornire agli azionisti un elevato livello di liquidità, di solito rimborsando le loro posizioni il giorno stesso, in condizioni sia di normalità che di stress del mercato.

Confronto con il gruppo di riferimento: Il fondo viene sottoposto a un’analisi di rating comparabile e a un confronto con altri fondi che presentano una strategia e una composizione di portafoglio simili. L’obiettivo è quello di avere una visione olistica della qualità del credito e delle caratteristiche del portafoglio del FCM rispetto ai suoi omologhi.

Da questi passaggi si evince che il rating specifico, o la valutazione di un singolo emittente da parte del gestore del FCM, rappresenta solo una piccola componente all’interno del più ampio quadro decisionale di un’agenzia che determina il rating complessivo dei singoli FCM. Pertanto, a parità di altre condizioni, è improbabile che il declassamento del debito sovrano statunitense di un solo livello determini una variazione negativa dei rating dei fondi comuni monetari, inclusi quelli composti da Treasury e titoli di Stato nei quali il governo statunitense rappresenta un’ampia parte dell’esposizione dell’emittente del fondo.



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