CONTRIBUTORI

Chuck Royce
Chairman, Portfolio Manager

Chris Clark
Chief Executive Officer, Co-Chief Investment Officer

Francis Gannon
Co-Chief Investment Officer, Managing Director
Valutazione delle dimensioni delle candidate
In base ai rendimenti dei principali indici azionari, la prima metà del 2024 è stato uno di quei periodi che sembrano piuttosto tranquilli, sebbene i primi sei mesi abbiamo avuto la loro dose di volatilità, tenendo anche conto di un breve periodo nel quale le small-cap hanno conquistato la leadership. Allargando l’esame con l’inclusione di luglio e l’inizio di agosto sono visibili novità ancora più interessanti, che ci proponiamo di commentare qui di seguito. Inizieremo soffermandoci sugli eventi del mercato nel primo semestre dell’anno, esaminando la candidatura di ogni classe di asset a una sovraperformance più lunga.
All’inizio dell’anno le small-cap avevano messo a segno un quarto trimestre 2023 robusto su base sia assoluta che relativa. In effetti, nel periodo tra il minimo più recente delle small-cap, che risale al 27/10/23, quando stavano lottando anche gli indici delle large cap, fino al 31/3/24, l’indice delle small cap Russell 2000 ha guadagnato il 30,7% e l’indice delle large cap Russell 1000 il 28,9%. (Inoltre nel periodo tra quel valore minimo e il massimo raggiunto il 27/12/23, l’indice delle small-cap è salito ben del 26,6% a fronte del 17,2% del Russell 1000. Anche l’indice Russell Microcap è stato particolarmente forte, salendo del 30,8% in quest’arco di 61 giorni, contro un rialzo “solo” del 14,8% messo a segno dall’indice delle azioni mega-cap Russell Top 50.) Questa posizione di vantaggio tuttavia si è dimostrata troppo difficile da sostenere per le small- e micro-cap, e le nostre speranze in una leadership più duratura sono state deluse. I titoli di large- e mega-cap hanno presto riconquistato la leadership del mercato, mentre quelli di small- e micro-cap hanno sofferto su base sia assoluta che relativa. Il rialzo per il periodo dall’inizio dell’anno si è fermato il 30/6/24, l’indice Russell MicroCap ha perso lo 0,8% e il Russell 2000 ha guadagnato l’1,7%, mentre il Russell 1000 era salito del 14,2%, l’indice Russell Top 50 delle mega-cap è avanzato del 22,1% e il Nasdaq Composite è salito del 18,6% per lo stesso periodo.
“Più grande” è stato (ancora) migliore nella prima metà del 2024
Rendimenti degli indici Russell, 31/12/23-30/6/24

Fonte: Russell Investments. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in essi. Non tengono conto di commissioni, spese e oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.
È chiaro come l’ultimo decennio abbondante sia stato un periodo difficile per quasi tutti gli investitori in small-cap. Negli ultimi 10 anni solari, il Russell 2000 ha sovraperformato il Russell 1000 una volta sola – nel 2016. Un periodo di sottoperformance delle small-cap prolungato come quello attuale è relativamente raro, ma non senza precedenti. Come sempre quando risaliamo oltre il l31/12/78, la data di lancio del Russell 2000 e Russell 1000, utilizziamo il Center for Research in Security Prices 6-10 (“CRSP 6-10”) e CRSP 1-5 Indexes come i nostri proxy rispettivamente per i titoli azionari di small- e large-cap. Risalendo di quasi un secolo al periodo tra il 31/12/31 e il 30/6/24, vediamo otto cicli di sovraperformance basati sulla capitalizzazione di mercato, di cui il più recente, iniziato nel 2014, è ancora in atto. I quattro cicli di sovraperformance delle small-cap mediamente sono stati più lunghi, durando 14, 11, 10 e 15 anni, mentre i cicli di sovraperformance delle large cap sono durati 12, 5 e 16 anni, e il ciclo di sovraperformance attuale dura da appena più di 10 anni.
Storicamente, i cicli di sovraperformance delle small-cap sono durati più di un decennio rispetto alla sovraperformance delle large-cap.
Performance relativa mensile media per CRSP 6-10 e CRSP 1-5, 31/12/31-30/6/24 (%)

Fonte: Center for Research in Security Prices. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in essi. Non tengono conto di commissioni, spese e oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.
A nostro avviso è importante anche contestualizzare gli eventi che hanno contraddistinto il ciclo attuale. Dopo tutto, questi cicli prevalentemente piuttosto lunghi di performance relativa non si evolvono in una bolla a se stante. Nel periodo attuale si sono succeduti la quota più ampia dei tassi d’interesse pari a zero, un’epoca di denaro facile, la pandemia di Covid e le sue conseguenze, e l’aumento più rapido nella storia degli Stati Uniti dei tassi d’interesse. In altre parole, il ciclo ha presentato non una, non due bensì tre eventi anomali - accompagnati da una dose d’incertezza superiore alla norma, particolarmente visibile nello spettro della recessione che ha continuato a incombere sull’economia per gran parte almeno degli ultimi tre anni. A quest’elenco, già lungo, potremmo aggiungere che nel periodo attuale vi sono stati il grosso dei tassi d’interesse uguali a zero, l’epoca del denaro facile, la pandemia di Covid e le sue conseguenze, il costante susseguirsi delle previsioni di tagli dei tassi d’interesse della Fed - che hanno insistentemente segnato il ritmo per vari mesi dall’inizio del 2024.
La sorpresa di luglio: Le small-cap sono un candidato meritevole?
A fronte di questo scenario eccezionalmente atipico, ora possiamo contrapporre i risultati realizzati dal mercato a luglio, che sono stati così marcati (per non parlare di quanto fossero ormai attesi da tempo, a nostro avviso), che gli osservatori del mercato hanno rapidamente battezzato questa fase come “La grande rotazione.” Allora, da dove è scaturita tutta quest’attenzione? A luglio il Russell 2000 è salito del 10,2% e il Russell Microcap dell’11,9% rispetto a un guadagno dell’1,5% per il Russell 1000 e perdite rispettivamente dello 0,4% e 0,7% per il Russell Top 50 e il Nasdaq. Inoltre l’indice Russell 2000 Value ha chiuso luglio superando il Russell 2000 Growth, con un progresso del 12,2% rispetto all’8,2%. Il vantaggio del Russell 2000 sul Nasdaq è stato il quarto spread più ampio dal lancio dell’indice di small-cap dopo novembre 2000, dicembre 2000 e febbraio 2001. Rispetto sia al Russell 1000 che all’S&P 500, è stato il terzo spread più ampio delle small-cap dopo gennaio 1992 e febbraio 2000.
La domanda ovvia è: perché stiamo assistendo proprio a spostamenti della leadership a favore delle small-cap e del valore (indipendentemente dalle dimensioni della capitalizzazione di mercato)? Il motivo ipotizzato più frequentemente è stata la crescente probabilità di una riduzione dei tassi a settembre. Mentre non abbiamo alcun dubbio che molti titoli azionari di small-cap riceverebbero una spinta da tassi più bassi, non vediamo peraltro come la probabilità di un taglio dei tassi a settembre sia stato il catalizzatore (e in ogni caso, riteniamo che tassi più bassi probabilmente alimenterebbero solo un’impennata di breve termine). Vi è anche la questione dei tempi. Il presidente della Fed Jerome Powell aveva accennato a un taglio dei tassi a settembre come molto probabile verso la fine di luglio - ossia dopo che i nascenti spostamenti erano già decisamente avanzati. Qualcuno ha anche puntato alla serie apparentemente ininterrotta di eventi politici anomali e senza precedenti qui negli Stati Uniti, tuttavia anche questo non appare convincente. L’incertezza è indiscutibilmente l’elemento più sgradito in assoluto per i mercati. Dal nostro punto di vista, come specialisti esperti nelle small-cap e osservatori da lungo tempo del mercato, sembra che lo spostamento potrebbe essere il prodotto di una classe di asset - e stile - che ha ceduto la supremazia poiché gli investitori hanno iniziato a rendersi conto della presenza di altri candidati meritevoli che popolavano il panorama degli investimenti. Dopo tutto, il mercato è molto più che un sistema bipartitico.
È importante anche ricordare che abbiamo visto l’equivalente nel mercato di repentini cambiamenti di rotta che negli ultimi anni sono stati numerosi - oscillazioni di breve termine a favorevole delle small-cap che hanno ispirato un ottimismo, il quale si è poi spento con la stessa rapidità con cui si era acceso. La fine del 2023 ha appena offerto l’esempio più recente. Inoltre, le small-cap non sono ancora fuori pericolo. Anche dopo la sua sovraperformance breve e decisiva, a fine luglio il Russell 2000 era ancora inferiore del 4,0% al picco precedente dell’8/11/21. Recentemente i mercati sono stati molto volatili, con il disastroso downturn all’inizio di agosto che ha fatto rinsavire ricordando la rapidità con la quale si possono invertire le dinamiche del mercato.
Un esame capillare per valutare il sostegno delle small-cap
Nonostante la recente volatilità, siamo ancora convinti che l’accelerazione degli utili dovrebbe essere l’elemento con la maggiore probabilità di accendere e sostenere un ciclo di leadership delle small-cap, come abbiamo ripetutamente affermato per gran parte degli ultimi dodici mesi (anche se fino a luglio il mercato era stato chiaramente in disaccordo con la nostra opinione). La psicologia e il momentum possono essere i motori dei rendimenti del mercato nel breve termine, nonché in quello intermedio, ma prima o poi i titoli azionari tendono a salire o scandere in base agli utili di un’impresa. Riteniamo che al momento attuale ciò sia particolarmente rilevante. Il Russell 2000 ha chiuso il mese di giugno con un numero quasi record di società senza utili, per un totale del 43,2%. A un primo colpo d’occhio, ciò sembra in contrasto con la nostra convinzione. Tuttavia per le società a piccola capitalizzazione si continua a prospettare fino alla fine del 2024 un’accelerazione degli utili maggiore di quella attesa per le società a grande capitalizzazione.
La crescita prevista per gli utili stimati delle small-cap nel 2024 e 2025 dovrebbe superare quella delle large-cap
Crescita di EPS in un anno

Fonte: FactSet. L’utile per azione (EPS) è la quota di utile di una società attribuita a ciascuna azione ordinaria in circolazione. Le stime di crescita dell’EPS sono le stime del tasso di crescita dell’EPS medio precalcolato da analisti di brokerage. La crescita di lungo periodo (LTG) è la crescita di EPS annuale che la società può sostenere nei prossimi 3 o 5 anni. Entrambe le stime sono la media di quelle fornite da analisti che lavorano che società di brokerage che forniscono una copertura della ricerca su ogni singolo titolo riportato da FactSet. Sono esclusi tutti i titoli non azionari, le società d’investimento e le società senza copertura degli analisti di brokerage.
Essendo gestori attivi, concentrati su società con una crescita costante degli utili e/o prospettive di forte crescita, riteniamo incoraggiante questa previsione, dal momento che abbiamo identificato vari candidati meritevoli nei nostri portafogli, che appaiono predisposti per beneficiare di forti utili, aumento della redditività o ripresa degli utili. Riteniamo che i motivi per cui la classe di asset scelta da noi è ancora più convincente sono le valutazioni ancora molto più interessanti delle small cap rispetto alle omologhe ad alta capitalizzazione sulla base della nostra metrica di valutazione preferita, ovvero il rapporto tra enterprise value e utili al lordo di interessi e imposte (o EV/EBIT).
Le valutazioni relative delle small-cap e micro-cap rispetto alle large-cap sono prossime ai minimi degli ultimi 25 anni
Russell 2000 vs. Russell 1000 Mediana LTM EV/EBIT negli ultimi dodici mesi (escl. società con EBIT negativi), 30/6/99-30/6/24

Fonte: FactSet. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in essi. Non tengono conto di commissioni, spese e oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.
Ammettiamo la nostra preferenza per il nostro candidato alla leadership del mercato, ma allo stesso tempo vediamo la combinazione di valutazioni relative meno costose e utili maggiori come elementi potenti a favore della riconquista - e del mantenimento della leadership del mercato da parte delle small-cap nei prossimi mesi.
Tutti i cicli del mercato hanno una durata limitata
A tale scopo, riteniamo utile ricordare (come facciamo spesso) che tutti i cicli di mercati prima o poi sono destinati a finire. Né le fasi più rialziste né i downturn più ribassisti durano per sempre. Lo stesso dicasi per i mercati piatti, o per quei periodi più volatili nei quali sembra che gli investitori non riescano a prendere una decisione. Nell’intero recente periodo prolungato di leadership dei titoli azionari di large- e mega-cap, tuttavia, riconosciamo che è stato facile dimenticare che i cicli di mercati hanno i propri limiti di durata. In effetti, siamo specializzati nelle small-cap con orizzonte d'investimento a lungo termine da un tempo sufficiente per sapere che la pazienza è davvero una virtù essenziale per gli investimenti, e anche per sapere che, nei periodi di sottoperformance relativa, individuare opportunità con valutazioni attraenti può gettare le basi per risultati gratificanti nel lungo termine. Pertanto, pur non essendo stati completamente soddisfatti della situazione che ha prevalso nel mercato da vari anni a questa parte, ci rendiamo anche conto che nessuno di noi può ottenere un set ideale di condizioni economiche o del mercato, o almeno non per un periodo molto lungo. Cerchiamo quindi di fare sempre del nostro meglio con le condizioni che dobbiamo affrontare, certi di sapere che ciò che abbiamo fatto come società da più di 50 anni a questa parte dovrebbe farci continuare ad essere in una buona posizione per cicli interi del mercato e altri periodi di tempo più lunghi. E anche tenendo conto delle sfide formidabili poste dall’attuale incertezza geopolitica ed economica, insieme alle nostre politiche ideologicamente complesse, la nostra convinzione nelle prospettive di lungo termine per l’investimento in small-cap resta forte e immutata. In effetti, la nostra ricerca mostra che storicamente gli anni delle elezioni presidenziali hanno segnalato periodi favorevoli per i titoli azionari delle small-cap.
Rendimenti totali medi per il Russell 2000 e il Russell 1000 dopo le ultime 10 elezioni presidenziali
Al 30/06/24

Fonte: Russell Investments. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in essi. Non tengono conto di commissioni, spese e oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.
Comprendiamo che, mentre i risultati degli investimenti sono perennemente incerti, le sfide che abbiamo elencato sono quasi garantite per valutare la condizione, se non misurare la pressione del sangue, anche di chi è più coraggioso ed esperto negli investimenti. Comprendiamo anche che mercati più volatili portano molti investitori a premere sul tasto “pausa” in attesa di giorni migliori. Detto questo, vi sono due grafici riassuntivi delle opinioni che abbiamo espresso in questo documento e i motivi per cui raramente restare in attesa è una strategia sana Il primo mostra come siano stati comuni i cali nel corso dell’anno negli ultimi venticinque anni.
Cali più ampi dell’anno solare e intermedi del Russell 2000
Dal 31/12/99 al 30/6/24 (%)

Fonte: Russell Investments. I dati dall’inizio dell’anno non sono compresi nelle medie. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in essi. Non tengono conto di commissioni, spese e oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.
Il secondo mostra quelle che potremmo chiamare le opportunità mancate che si sono create attendendo troppo prima di rientrare nel mercato.
Rendimenti medi su 12 mesi per il Russell 2000 durante una ripresa in funzione di vari punti di ingresso
Dal 5/10/79 al 30/06/24

Fonte: Russell Investments. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in essi. Non tengono conto di commissioni, spese e oneri di vendita. I rendimenti passati non sono indicazione o garanzia di risultati futuri.
A fronte dello scenario di una moderazione dell’inflazione, normalizzazione dei tassi d’interesse ed economia ancora in crescita negli USA, siamo convinti che mentre l’economia continua a stabilizzarsi le valutazioni di imprese che sono rimaste arretrate o che sono rimaste in gran parte escluse dalle performance delle mega-cap sono quelle con le maggiori probabilità di crescita. Poiché la recessione non si è ancora manifestata, dopo esser stata annunciata come imminente ormai da quasi tre anni, riteniamo probabile un atterraggio morbido per la resiliente economia statunitense - che nella seconda metà del 2024, non esitiamo a ripeterlo, inizierà a beneficiare in modo più tangibile del reshoring, del CHIPS Act e di numerosi progetti per infrastrutture. Tra le difficoltà dei mercati volatili, e periodi di incertezza per l’economia, (per non parlare del rumore incessante dei media che accompagna sempre gli anni elettorali), riteniamo cruciale ricordare agli investitori l’opportunità di sviluppare la loro allocazione alle small cap a prezzi bassi interessanti e/o ragionevoli, e giudichiamo questi giorni sregolati e a volte preoccupanti come un momento opportuno per investire in small-cap selezionate in un’ottica di lungo periodo.
Definizioni
L’indice Russell 1000 è un indice non gestito, ponderato per la capitalizzazione, di azioni nazionali large-cap. Misura la performance delle 1.000 maggiori società statunitensi quotate in borsa che fanno parte dell’indice Russell 3000.
L’Indice Russell 2000 è un indicatore che rappresenta le performance delle azioni small-cap negli Stati Uniti. Questo indice include le azioni delle 2.000 società più piccole all’interno dell’indice Russell 3000, che rappresenta un ampio spettro di società quotate in borsa negli Stati Uniti.
Gli indici Russell 2000 Value e Growth sono costituiti dai rispettivi titoli value e growth del Russell 2000, come stabilito da Russell Investments.
L’Indice Russell Top 50, noto anche come Russell Top 50 Mega Cap è un indice del mercato azionario che misura la performance delle maggiori società nell’Indice Russell 3000. L’Indice Russell 3000 Index è un indice del mercato azionario ponderato per la capitalizzazione che mira ad essere un riferimento per l’intero mercato azionario statunitense.
L’indice Russell Microcap® misura la performance del segmento microcap del mercato azionario statunitense.
Il Nasdaq Composite è un indice di mercato che comprende quasi tutte le azioni quotate alla borsa valori Nasdaq. Insieme al Dow Jones Industrial Average e S&P 500, è uno dei tre indici del mercato azionario più seguiti negli Stati Uniti.
L’Indice Standard & Poor’s® 500 Index (S&P 500®) è un indice di mercato ponderato per la capitalizzazione di 500 azioni ideato per misurare la performance del mercato azionario statunitense totale.
Il Center for Research in Security Prices (CRSP) divide le società quotate al NYSE in 10 decili di pari peso in base alla capitalizzazione di mercato. I decili da 1 a 5 rappresentano le società azionarie nazionali più grandi e i decili da 6 a 10 quelle più piccole. Il CRSP ordina quindi tutte le società azionarie nazionali quotate in borsa in base a queste fasce di capitalizzazione di mercato. A titolo di confronto, il CRSP 1-5 avrebbe parametri di capitalizzazione simili a quelli dell’S&P 500 e il CRSP 6-10 parametri simili a quelli del Russell 2000.
I cicli di sovraperformance normalmente considerano la performance delle azioni di small-cap rispetto alle large-cap. Le azioni delle small-cap hanno storicamente sovraperformato quelle delle large-cap ma sono anche più volatili e rischiose.
Il valore d’impresa (enterprise value, EV) si riferisce al valore completo di una società dopo aver considerato i detentori sia di obbligazioni che di azioni.
Il multiplo EV/EBIT è il rapporto tra il valore d'impresa (EV) e gli utili al lordo degli interessi e delle imposte (EBIT).
Il CHIPS and Science Act (CHIPS Act) è una legge federale statunitense promulgata dal 117° Congresso degli Stati Uniti e firmata dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden il 9 agosto 2022. Prevede circa 280 miliardi di USD di nuovi finanziamenti per incentivare la ricerca e la produzione nazionale di semiconduttori negli Stati Uniti.
QUALI SONO I RISCHI?
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. La performance passata non costituisce una garanzia di risultati futuri. Va ricordato che non è possibile investire direttamente in un indice. I rendimenti dell'indice non gestito non riflettono commissioni, spese od oneri di vendita.
I titoli azionari sono soggetti a fluttuazioni dei prezzi e a possibili perdite del capitale investito.
Le materie prime e le valute incorporano un maggior rischio legato a condizioni di mercato, politiche, regolamentari e naturali e potrebbero non essere adatte a tutti gli investitori.
Le azioni a bassa e media capitalizzazione comportano una volatilità e rischi maggiori rispetto alle azioni ad alta capitalizzazione.
I Treasury USA sono obbligazioni di debito dirette emesse e garantite “dalla piena fiducia e dal credito” del governo degli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti garantisce il capitale e i pagamenti di interessi sui Treasury USA quando i titoli sono detenuti fino alla scadenza. A differenza dei Treasury USA, i titoli di debito emessi dalle agenzie federali e da enti paragovernativi e gli investimenti associati possono non essere garantiti dalla piena fiducia e dal credito del governo degli Stati Uniti. Anche quando il governo degli Stati Uniti garantisce il capitale e i pagamenti di interessi sui titoli, tale garanzia non si applica a perdite risultanti da cali del loro valore di mercato.
Le società e/o i case study citati in questo numero sono utilizzati a scopo puramente illustrativo; al momento non sono necessariamente detenuti investimenti da alcun portafoglio cui Franklin Templeton fornisce consulenza. Le informazioni fornite non costituiscono una raccomandazione o una consulenza finanziaria individuale per un titolo, una strategia o un prodotto d’investimento particolare e non costituiscono un’indicazione delle intenzioni di negoziazione di alcun portafoglio gestito da Franklin Templeton. Le performance passate non sono indicazione o garanzia di performance future.
Le cifre e i dati citati in quest’articolo provengono da Russell Investments, FactSet, Bloomberg e Reuters.
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