CONTRIBUTORI

Nicholas Hardingham, CFA
Portfolio Manager, Franklin Templeton Fixed Income

Stephanie Ouwendijk, CFA
Portfolio Manager, Research Analyst, Franklin Templeton Fixed Income

Robert Nelson, CFA
Portfolio Manager, Research Analyst, Franklin Templeton Fixed Income

Joanna Woods, CFA
Portfolio Manager, Research Analyst, Franklin Templeton Fixed Income

Sterling Horne, Ph.D
Research Analyst,
Franklin Templeton Fixed Income

Carlos Ortiz
Research Analyst, Franklin Templeton Fixed Income

Jamie Altmann
Research Analyst, Franklin Templeton Fixed Income
Sintesi
L’eccezionale performance dei mercati emergenti in valuta locale1 nel 2025 ha riaperto il dibattito sull’eventualità che l’andamento del dollaro statunitense (USD) e una rivalutazione dell’“eccezionalismo statunitense” abbiano rafforzato la tesi di lungo periodo a favore degli asset in valuta locale dei mercati emergenti.
A sostenerla contribuiscono un dollaro su livelli elevati, un vantaggio di rendimento degli Stati Uniti più contenuto, rendimenti reali interessanti nei mercati emergenti (ME), posizioni esterne più solide e Banche Centrali dei ME più credibili. Tuttavia, la maggior parte di questi fattori appare di natura ciclica, più che strutturale; inoltre, le valute dei mercati emergenti (EM foreign exchange (FX)) sono destinate a rimanere la principale fonte di volatilità e di rischio di drawdown nei portafogli di debito emergente diversificato (EMD).
Per i portafogli diversificati di debito emergente (EMD) denominati in USD, l’evidenza supporta un’allocazione strategica al debito emergente in valuta locale compresa tra il 20% e il 35%. Alla luce di un contesto ciclico favorevole, riteniamo opportuno posizionarci verso la parte alta di tale intervallo, pur senza raggiungere l’allocazione massima, considerati i rischi al ribasso legati al conflitto in Iran e la possibilità che il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale (IA) rafforzi l’eccezionalismo della crescita statunitense. Nell’ambito dei mercati in valuta locale, manteniamo un approccio altamente selettivo: privilegiamo un carry sufficiente a compensare la volatilità, posizioni esterne solide e valute che non abbiano già incorporato eccessivamente le notizie positive.
Conclusione: l’allocazione richiede un approccio costruttivo ma disciplinato
I dati storici indicano che un’allocazione del 20%–35% nel debito dei ME in valuta locale all’interno di un più ampio portafoglio obbligazionario emergente denominato in USD rappresenta un intervallo strategicamente solido per le nostre strategie. Tale esposizione è sufficientemente ampia da beneficiare delle fasi di mercato favorevoli, ma non così elevata da esporre eccessivamente il portafoglio alla volatilità complessiva dell’asset class. Riteniamo sostenibili anche allocazioni più elevate, purché accompagnate da un approccio selettivo sia nella generazione di alpha sia nella gestione del rischio nei mercati in valuta locale dei ME.
Il contesto attuale giustifica un posizionamento costruttivo ma selettivo. Le opportunità migliori saranno verosimilmente di natura idiosincratica, con una preferenza per i Paesi che offrono rendimenti reali interessanti, Banche Centrali credibili, rischi fiscali contenuti, solidi equilibri esterni e valute che non abbiano già scontato eccessivamente scenari favorevoli. I mercati di frontiera in valuta locale rappresentano un’ulteriore fonte di diversificazione, in particolare laddove regimi valutari gestiti contribuiscono a ridurre la volatilità e i rendimenti locali restano interessanti.
Il debito dei ME in valuta locale merita una rinnovata attenzione dopo il 2025, ma non una rivalutazione generalizzata. Un ciclo di indebolimento dell’USD migliorerebbe le prospettive di rendimento e continuerebbe ad attirare flussi verso un’asset class che potrebbe avere ancora margine di apprezzamento dopo un lungo periodo di deflussi. Inoltre, i fondamentali dei ME risultano migliori rispetto ai cicli precedenti. Tuttavia, non prevediamo un cambiamento strutturale duraturo nei rendimenti corretti per il rischio dell’asset class e restiamo consapevoli della sensibilità dell’EMFX alle fasi di stress dei mercati. Privilegiamo pertanto un’allocazione incentrata sulla selezione dei Paesi e su un approccio paziente. Preferiamo attendere opportunità realmente interessanti, lasciando che siano le valutazioni, la credibilità delle politiche e la solidità esterna a guidare l’assunzione di rischio. I fattori che hanno sostenuto un contesto favorevole per i cambi nei ME e un USD più debole sono prevalentemente ciclici, più che strutturali. Sebbene possano emergere cambiamenti di lungo periodo nel ruolo dell’USD nell’economia globale, riteniamo che nel prossimo futuro saranno soprattutto le dinamiche cicliche a svolgere un ruolo predominante.
Note finali
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L’universo del debito emergente si suddivide in asset in valuta forte e in valuta locale. Le attività in valuta forte sono quelle denominate in dollari, euro, sterlina, yen o in un’altra delle principali valute dei mercati sviluppati e tali strumenti sono spesso emessi anche ai sensi della legislazione dei mercati sviluppati (in genere quella statunitense o britannica). Gli asset in valuta locale sono quelli denominati nelle valute dei Paesi dei mercati emergenti, come MXN, BRL, ZAR o IDR, tipicamente emessi secondo la legislazione locale. Il debito locale emergente comporta solitamente sia il rischio di cambio che il rischio di duration locale per gli investitori che investono in dollari ed euro;
DEFINIZIONI
L’indice J.P. Morgan EMBI Global Diversified (EMBIGD) misura l’andamento dei titoli di debito dei mercati emergenti denominati in dollari USA, a tasso fisso e variabile, emessi da entità sovrane e quasi sovrane, caratterizzati da elevata liquidità.
Il J.P. Morgan GBI-EM Global Diversified (GBI-EM GD) è un benchmark di riferimento che misura l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse dai governi dei mercati emergenti.
Il J.P. Morgan Corporate Emerging Markets Bond Index Broad Diversified (CEMBI Broad Diversified) è un indice benchmark ponderato per la capitalizzazione di mercato che misura la performance delle obbligazioni societarie denominate in dollari USA emesse da società con sede nei Paesi emergenti.
Il Citi Broad Real Effective Exchange Rate Index misura il valore di una valuta rispetto a un ampio paniere di valute dei partner commerciali, tenendo conto delle differenze nei tassi di inflazione (prezzi al consumo) tra i Paesi. È progettato per valutare la competitività dei prezzi a livello internazionale di un’economia.
Il FTSE Frontier Emerging Markets Government Bonds Index (FRNTEMGBI) è un benchmark di riferimento volto a misurare la performance delle obbligazioni governative a tasso fisso in valuta locale nei Paesi classificati come frontier o in via di sviluppo.
QUALI SONO I RISCHI?
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
I titoli obbligazionari sono esposti a rischi di tasso di interesse, credito, inflazione e reinvestimento, oltre alla possibile perdita del capitale. Un aumento dei tassi di interesse comporta una diminuzione del valore dei titoli obbligazionari.
Gli investimenti internazionali sono soggetti a rischi specifici, tra cui fluttuazioni valutarie e incertezze di natura sociale, economica e politica, che possono aumentare la volatilità. Tali rischi risultano amplificati nei mercati emergenti. Gli investimenti concentrati in un singolo Paese o in una specifica area geografica possono presentare una volatilità maggiore rispetto a quelli più diversificati su scala globale.
Il ruolo dello Stato nell’economia cinese resta elevato e, di conseguenza, gli investimenti in Cina sono soggetti a un livello di rischio normativo più elevato rispetto a molti altri Paesi. Gli investimenti in Cina, Hong Kong e Taiwan comportano rischi specifici, tra cui minore liquidità, esproprio, imposizione fiscale penalizzante, tensioni commerciali internazionali, nazionalizzazioni, controlli sui cambi e inflazione elevata, tutti fattori che possono incidere negativamente su un portafoglio. Gli investimenti a Hong Kong e Taiwan possono inoltre risentire negativamente della loro relazione politica ed economica con la Cina.
L’allocazione tra diverse strategie, asset class e strumenti di investimento potrebbe non generare i benefici attesi né conseguire i risultati desiderati.
I titoli di debito sovrano sono soggetti, oltre ai rischi tipici dei titoli obbligazionari e degli investimenti esteri, anche al rischio che un’entità governativa non sia in grado o non sia disposta a pagare gli interessi o rimborsare il capitale.
WF: 10917260
