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Questo capitolo è tratto dall’articolo Innovazione alimentare: investire per nutrire il nostro futuro di Franklin Templeton Institute. Per leggere tutti i capitoli di questo articolo, cliccare qui..

Anteprima del capitolo

Per me, uno dei lati positivi della pandemia è stata la possibilità di trascorrere più tempo a casa con la famiglia, gustando i pasti insieme. Negli ultimi mesi, per i nostri pasti abbiamo consumato prodotti del territorio e in particolare dei deliziosi pomodori freschi. Naturalmente, dato il clima estremo e arido che circondano Dubai, i prodotti coltivati localmente rappresentano l’eccezione e non la regola. Infatti, la maggior parte della frutta e della verdura consumata nella regione è importata. Tutto ciò che è paragonabile a una coltivazione locale è probabilmente il prodotto di un’agricoltura idroponica, come nel caso dei deliziosi pomodori rosso rubino che stavamo gustando. Erano talmente buoni che anche i bambini li hanno mangiati senza fare capricci. Come ogni genitore sa, far mangiare la frutta ai bambini è sempre difficile. La qualità di questi pomodori ha impressionato molto favorevolmente me e la mia famiglia.

Il destino ha voluto che qualche settimana dopo un imprenditore affermato con dei trascorsi nel settore tecnologico entrasse nei nostri uffici, offrendoci l’opportunità di partecipare ad una raccolta di capitali per un’azienda che stava promuovendo insieme ai suoi compagni dell’Università di Stanford. L’imprenditore e i suoi soci hanno ricreato con successo un clima mediterraneo nel mezzo del deserto di Abu Dhabi, sfruttando la tecnologia dell’agricoltura in ambiente controllato (CEA). Hanno costruito serre sofisticate in grado di produrre più prodotti per metro quadro delle migliori aziende agricole dei Paesi Bassi, con una frazione dell’acqua richiesta da altri processi. Anche la sicurezza alimentare, come l’acqua, è un problema importante per la regione del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG).1 Secondo alcuni rapporti, Paesi come il Qatar, il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti importano l’80%-90% dei loro prodotti alimentari.2 Qualsiasi tecnologia scalabile con il potenziale per affrontare questa dipendenza ha suscitato il mio interesse. Che cosa stavano coltivando? Quegli stessi pomodori che mettevo nel piatto dei miei figli a pranzo. Sapevo di aver fatto una scoperta interessante.



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