CONTRIBUTORI

David Sheasby
Head of Stewardship, Sustainability & Impact
CAMBIAMENTO CLIMATICO
Vertice dei leader sul clima
Alla fine di aprile il presidente Biden ha ospitato il “Vertice dei leader sul clima”, stabilendo per gli Stati Uniti l’obiettivo di ridurre del 50-52% le emissioni nazionali di gas serra rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030. Questa decisione rappresenta un passo molto più ambizioso rispetto all’obiettivo dell’era Obama di abbattere le emissioni di gas serra del 26-28% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025. Nell’annuncio, l’amministrazione Biden ha ribadito la volontà di eliminare o ridurre le emissioni di carbonio nella rete elettrica, nel settore dei trasporti, in ambito forestale e nell’agricoltura. I dettagli in merito ai meccanismi, tuttavia, rimangono carenti anche se si pone enfasi sulle soluzioni e i programmi di tipo naturale come i pozzi per l’assorbimento del carbonio e la necessità di sostenere la cattura del carbonio come pure il settore dell’idrogeno.
Anche il governo britannico si è dato traguardi più ambiziosi, confermando che ridurrà le emissioni del 78% entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990. L’obiettivo è in linea con i tagli che secondo il Climate Change Committee (CCC), l’organo consultivo indipendente del governo sul clima, saranno necessari per raggiungere l’obiettivo legale di azzeramento delle emissioni nette entro il 2050.
Dal canto suo, l’Unione europea (UE) ha raggiunto un accordo provvisorio per abbattere le proprie emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Questo accordo, che era stato già segnalato, ha visto la convergenza dei membri del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, che rappresentano i 27 Stati membri dell’UE.
Sette paesi europei si impegnano a eliminare le garanzie di finanziamento all’esportazione per progetti legati ai combustibili fossili
Sette paesi europei – Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia – hanno indicato che sospenderanno le garanzie pubbliche delle esportazioni per i progetti legati ai combustibili fossili. Tradizionalmente queste hanno costituito una parte significativa delle garanzie prestate dalle agenzie che sostengono le esportazioni tramite assicurazioni e garanzie di finanziamento statali. Il Regno Unito, la Francia e la Svezia hanno già elaborato i loro piani e altri paesi decideranno presto i dettagli dei loro approcci.
REGOLAMENTAZIONE
Pacchetto UE sulla finanza sostenibile
Il mese scorso l’UE ha annunciato l’adozione di un nuovo pacchetto di misure per spingere il settore finanziario della regione verso una maggiore sostenibilità. Come i provvedimenti precedenti, il pacchetto si propone di consentire agli investitori di riorientare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili, in modo da aiutare l’Europa a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
“Si è già registrato un cambiamento di tono sui temi ambientali, sociali e di governance (ESG) da parte dell’amministrazione Biden.”
Il pacchetto comprende:
- La nuova Direttiva sull’informativa in materia di sostenibilità delle imprese (CSRD), volta ad assicurare che le aziende forniscano informazioni coerenti e comparabili sulla sostenibilità. Questa nuova direttiva era in precedenza nota come la revisione della Direttiva sull’informativa non finanziaria (NFRD), che viene ora allineata al Regolamento relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR) e alla Tassonomia UE.
- L’Atto delegato relativo agli aspetti climatici della Tassonomia UE, che fornirà una classifica delle attività che meglio contribuiscono alla mitigazione e all’adattamento agli effetti del cambiamento climatico. La Tassonomia si concentra per il momento sulla mitigazione e sull’adattamento al cambiamento climatico, e dovrebbe essere estesa agli altri obiettivi di sostenibilità dell’UE nel 2022. Il testo adottato include 88 attività economiche che danno un contributo sostanziale alla mitigazione del cambiamento climatico e 96 relative all’adattamento al cambiamento climatico (in aumento rispetto alle 70 dello scorso novembre).
Sei atti delegati modificativi volti ad assicurare che le società finanziarie quali consulenti, asset manager e assicuratori includano la sostenibilità nelle loro procedure e nella consulenza in materia di investimenti fornita ai clienti. Secondo questo complesso di norme, nel processo di valutazione dell’idoneità del cliente i consulenti d’investimento saranno tenuti a ottenere informazioni non solo sulla sua conoscenza ed esperienza d’investimento, sulla sua capacità di sopportare le perdite e sulla sua tolleranza al rischio, ma anche sulle sue preferenze in materia di sostenibilità.
L’Europa mira a un’informativa più robusta in materia di sostenibilità
La proposta di Direttiva sull’informativa in materia di sostenibilità delle imprese (CSRD) punta a migliorare il flusso di informazioni sulla sostenibilità nel mondo aziendale. Il provvedimento renderà più coerente il reporting sulla sostenibilità da parte delle imprese, in modo che le società finanziarie, gli investitori e il pubblico più ampio dispongano di informazioni di sostenibilità comparabili e affidabili. L’obiettivo col tempo sarà quello di allineare maggiormente l’informativa sulla sostenibilità alla rendicontazione finanziaria, applicandola a tutte le società quotate. Questo è un ulteriore passo per spingere l’intero sistema finanziario europeo verso la sostenibilità.
Proposta di un’imposta minima globale sulle imprese
Il mese scorso la segretaria al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen ha comunicato di essere al lavoro con i paesi del G20 per definire un’imposta minima globale sulle imprese e porre fine così “alla corsa al ribasso sulle imposte societarie che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni”. I dettagli delle proposte non sono ancora stati rivelati, ma vi sono indicazioni di supporto da parte di alcuni altri governi. La misura, se attuata, comporterebbe un aumento significativo dell’aliquota fiscale effettiva pagata dalle società statunitensi in futuro e uno spostamento della raccolta di entrate pubbliche, in particolare nuovamente negli Stati Uniti. Ciò determinerebbe una notevole spinta per un maggiore allineamento delle imposte societarie, specialmente in Europa, dove le aliquote ridotte in paesi più piccoli come l’Irlanda costituiscono una fonte di tensione con i paesi più grandi come la Germania e la Francia. In linea con questo, il piano statunitense sulla tassazione è mirato specificamente alle imprese USA che generano gran parte dei loro profitti all’estero, raddoppiando l’aliquota GILTI dal 10,5% al 21%. In termini settoriali, le società tecnologiche sarebbero probabilmente le più colpite.
Allerta della SEC sul rischio ESG
Il mese scorso la Securities and Exchange Commission (SEC) ha emanato un’allerta sul rischio ESG. Visto il rapido aumento dell’interesse per gli investimenti ESG, questi costituiscono un’area di crescente attenzione per le autorità di regolamentazione, che pongono enfasi, in particolare, sull’autenticità e sull’assenza di comunicazioni fuorvianti agli investitori.
Nel documento della SEC si legge: “In risposta alla domanda degli investitori, i consulenti e i fondi d’investimento hanno ampliato i loro approcci all’investimento ESG e incrementato il numero di prodotti offerti in diverse asset class. Questa rapida espansione della domanda, il numero crescente di prodotti e servizi ESG e la mancanza di definizioni ESG standardizzate e precise comportano alcuni rischi.”
“Il personale continuerà ad esaminare le società d’investimento per valutare se rivelino correttamente i loro approcci d’investimento ESG e se abbiano adottato e attuato politiche, procedure e pratiche coerenti con le loro informative ESG.”
Questa allerta è simile, nello spirito, alle misure adottate in Europa, dove, nell’ambito dell’SFDR, l’attenzione è posta sulla trasparenza e sull’autenticità. Il documento è disponibile qui:
Gruppi di azionisti statunitensi chiedono alla SEC di abbandonare le modifiche ESG
Si è già registrato un cambiamento di tono sui temi ESG da parte dell’amministrazione Biden. La settimana scorsa una coalizione di quasi 200 gruppi di azionisti statunitensi ha lanciato una campagna per chiedere la revoca delle nuove norme della SEC, che a loro giudizio costituiscono un “attacco alla democrazia aziendale”. Questi cambiamenti fanno seguito all’annuncio dello scorso anno, in cui la SEC anticipava che avrebbe innalzato le soglie per la presentazione di proposte da parte degli azionisti, richiedendo a questi ultimi di aver detenuto un numero maggiore di azioni per un periodo di tempo più lungo. I cambiamenti proposti vieterebbero inoltre di presentare nuovamente le proposte e di aggregare le posizioni per raggiungere le soglie. Le nuove norme sembrerebbero pregiudicare le proposte relative alle questioni ambientali, sociali e di governance in una fase in cui gli azionisti premono con più forza su questi temi.
Il Regno Unito annuncia una consultazione sulle SPAC
In seguito alla recente revisione del regime di quotazione nel Regno Unito condotta da Lord Hill, la Financial Conduct Authority (FCA) britannica aprirà a breve una rapida consultazione (di 4 settimane) sulle Special Purpose Acquisition Companies (SPAC) con l’obiettivo di alleggerire i requisiti per rendere più appetibile la quotazione di queste società nel Regno Unito. Quest’ultimo è considerato un mercato meno interessante per la quotazione delle SPAC rispetto agli Stati Uniti e ai Paesi Bassi, e dunque non partecipa al boom in corso, in parte perché le norme attualmente in vigore stabiliscono che un’acquisizione nel Regno Unito da parte di società veicolo è considerata un reverse takeover, che fa scattare la sospensione della negoziazione delle sue azioni. Le regole del reverse takeover (o acquisizione inversa) impediscono la ripresa delle negoziazioni fino alla pubblicazione di un prospetto dell’operazione, un requisito che non ha una scadenza specifica, per cui gli investitori che desiderano vendere le proprie azioni possono trovarsi impossibilitati a farlo.
QUALI SONO I RISCHI?
Le performance passate non sono indicazione o garanzia di performance future. Va ricordato che non è possibile investire direttamente in un indice. I rendimenti degli indici non gestiti non riflettono alcuna commissione, spesa od onere di vendita.
I titoli azionari sono soggetti a fluttuazioni dei prezzi e possibile perdita del capitale. I titoli obbligazionari comportano rischi legati a tassi d’interesse, di credito, di inflazione e rischi di reinvestimento, oltre alla possibile perdita del capitale. Quando i tassi d’interesse salgono, il valore dei titoli obbligazionari scende. Gli investimenti internazionali comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, incertezze sociali ed economiche e incertezze politiche che possono far aumentare la volatilità. Tali rischi sono amplificati nei mercati emergenti. Le materie prime e le valute sono più rischiose, comportando rischi che includono le condizioni di mercato, politiche, regolamentari e naturali, e possono non essere idonee per tutti gli investitori.
Treasury USA (UST) sono obbligazioni di debito dirette emesse e garantite dalla piena fiducia e dal credito del governo degli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti garantisce il capitale e i pagamenti di interessi sui Treasury USA quando i titoli sono detenuti fino alla scadenza. A differenza dei Treasury USA, i titoli di debito emessi dalle agenzie federali e da enti paragovernativi e gli investimenti associati possono essere garantiti, ma non obbligatoriamente, dalla piena fiducia e dal credito del governo degli Stati Uniti. Anche quando il governo degli Stati Uniti garantisce il capitale e i pagamenti di interessi sui titoli, tale garanzia non si applica a perdite risultanti da cali del loro valore di mercato.
I gestori di investimenti a impatto e/o basati su fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) possono selezionare i titoli considerando fattori al di fuori delle tradizionali informazioni finanziarie, con conseguente possibile scostamento delle performance relative degli investimenti rispetto a quelle di altre strategie o dei parametri di riferimento generali di mercato, laddove tali settori o investimenti risultassero favoriti o penalizzati dal mercato. Inoltre, le strategie ESG possono fondarsi su alcuni criteri basati sui valori per eliminare le esposizioni rilevate in strategie simili o in parametri di riferimento generali di mercato, anche in questo caso con conseguente possibile scostamento delle performance relative degli investimenti.
