CONTRIBUTORI

Craig Cameron, CFA
Portfolio Manager, Research Analyst,
Templeton Global Investments

Tina Sadler, CFA
Portfolio Manager, Research Analyst
Templeton Global Investments
La prossima fase della decarbonizzazione potrebbe dipendere tanto dalla sicurezza energetica e dalla politica industriale quanto dai costi di riduzione delle emissioni.
Sir John Templeton era noto per la selezione dei titoli con approccio bottom-up, ma riconosceva anche il ruolo delle grandi forze strutturali nel delineare le opportunità di investimento di lungo periodo. Le chiamava “Major Forces”. Questa visione affiancava l’analisi approfondita delle società, senza sostituirla, e offriva un quadro più ampio per valutare gli effetti dei cambiamenti strutturali su settori, modelli di business e prospettive delle singole imprese.
Oggi individuiamo tre forze particolarmente rilevanti e interconnesse: intelligenza artificiale, deglobalizzazione e decarbonizzazione. L’intelligenza artificiale accresce la domanda di elettricità e il fabbisogno di investimenti nella produzione di energia e nelle reti elettriche. La decarbonizzazione incide sulla sicurezza e sulla sostenibilità dell’approvvigionamento elettrico. La deglobalizzazione modifica la provenienza delle risorse necessarie alla transizione, dalle turbine al litio al gas.
La riconfigurazione degli scambi commerciali
“Slowbalisation”, ossia il rallentamento della globalizzazione, descrive bene quanto accaduto finora. Il commercio mondiale è passato da circa il 38% del prodotto interno lordo nel 1990 a circa il 60% nel 2008. Dopo aver brevemente superato tale livello nel 2022, si è mantenuto perlopiù poco al di sotto, attestandosi intorno al 57% nel 2024.1
I dati aggregati offrono tuttavia un quadro parziale. Gli scambi si concentrano sempre più all’interno di blocchi politici ed economici, mentre imprese e governi privilegiano la sicurezza delle catene di approvvigionamento. La quota cinese delle importazioni USA è scesa da circa il 22% nel 2017 al 13% nel 2024, nonostante la crescita complessiva delle importazioni statunitensi.2
Questi cambiamenti hanno implicazioni significative per gli investimenti legati al clima. Nelle principali economie, la politica industriale dà più peso alla produzione nazionale, alle emissioni di carbonio e agli standard delle catene di approvvigionamento. Il costo finale di fornitura non è più l’unico criterio per valutare le tecnologie pulite.
La decarbonizzazione come leva di sicurezza energetica
L'Europa offre un chiaro esempio del rapporto tra sicurezza energetica e politica climatica. Dal 2022 ha ridotto nettamente la dipendenza dal gas russo e, al contempo, ampliato in misura significativa la capacità di generazione da fonti rinnovabili.
Una turbina eolica o un parco solare consente di sostituire il fabbisogno ricorrente di combustibili scambiati sui mercati internazionali con energia prodotta nel sistema elettrico nazionale. Una volta installato l’impianto, vento e sole non devono essere importati, trasportati lungo rotte marittime vulnerabili o acquistati da fornitori potenzialmente ostili.
La crescita delle rinnovabili richiede anche un’evoluzione delle reti. L’elettrificazione e la domanda dei data center rendono necessarie reti capaci di gestire la generazione intermittente, picchi di domanda crescenti e un sistema elettrico più distribuito. Utility e operatori delle rinnovabili come SSE, EDP Renováveis, Eversource e NHPC potrebbero beneficiare della crescente esigenza di indipendenza energetica e resilienza del sistema.
I prezzi dei moduli solari negli Stati Uniti si sono discostati nettamente da quelli globali. Un divario analogo si osserva nel polisilicio, i cui prezzi fuori dalla Cina restano ben superiori a quelli del mercato cinese.
I moduli solari USA mantengono un significativo sovrapprezzo
Sovrapprezzo USA rispetto al mercato globale

Fonti: National Renewable Energy Laboratory (NREL), USA, stime interne. AD/CVD = dazi antidumping e compensativi. Dati a giugno 2026.
Anche il polisilicio fuori dalla Cina presenta un significativo sovrapprezzo
Sovrapprezzo non cinese rispetto al mercato cinese

Fonti: OPIS Global Solar Markets, BernReuter Research. Dati a giugno 2026.
First Solar difficilmente sarà il produttore di moduli solari con i costi più bassi al mondo, ma dispone di un’ampia base produttiva negli USA, dove è integrata verticalmente. Pur con prezzi superiori alle alternative globali, può attrarre clienti che cercano componenti nazionali, filiere tracciabili e una minore esposizione a future restrizioni commerciali.
Vestas compete con produttori dai costi inferiori, anche cinesi. Nella scelta delle turbine contano però l’esperienza operativa, l’assistenza, la capacità esecutiva e l’affidabilità del fornitore nel lungo periodo ai fini del finanziamento dei progetti. Resta da vedere se i governi limiteranno formalmente le turbine cinesi, un’ipotesi al vaglio di diversi ministeri europei.
Le stesse dinamiche interessano i minerali critici. Albemarle è un produttore di litio diversificato a livello globale. Le risorse in Nevada e il potenziale di sviluppo in Carolina del Nord le conferiscono un ruolo strategico nella creazione di una filiera delle batterie più radicata negli USA.
Oli esausti, alluminio e frontiere
Un uso più efficiente delle risorse già disponibili in un’economia offre ulteriori opportunità. La circolarità può limitare i danni ambientali, sostituire le importazioni e ridurre la dipendenza strategica. Può così favorire società attive nel riciclo, nella gestione dei rifiuti e nell’efficienza idrica, come Veolia, Waste Management e Veralto.
Oli esausti e grassi animali possono diventare combustibili rinnovabili, trasformando rifiuti locali in energia nazionale. Fino a poco tempo fa, gran parte delle materie prime proveniva dall’estero: nel 2024 la Cina ha esportato negli USA circa 1,27 milioni di tonnellate di oli da cucina esausti. Nel 2025 i flussi sono crollati. A gennaio, il credito d’imposta 45Z per i combustibili puliti ha sostituito quello per i miscelatori, penalizzando le materie prime importate. La legge approvata a luglio ha poi escluso, dal 2026, quelle provenienti da paesi esterni al Nord America. Gli oli esausti cinesi sono così quasi scomparsi dal mercato USA.
Crollano le esportazioni cinesi di oli da cucina esausti verso gli USA
Esportazioni cinesi di oli da cucina esausti (UCO) negli USA (migliaia di tonnellate)

Fonti: S&P Global Commodity Insights, Reuters, USDA FAS, Biofuels Annual
Darling Ingredients raccoglie e tratta grassi di scarto negli USA tramite la propria rete di trasformazione e la joint venture Diamond Green Diesel. In un anno, anziché competere con importazioni a basso costo, si è trovata a disporre di un bacino protetto di materie prime.
La normativa sulle emissioni crea divari analoghi nei mercati industriali. Da gennaio 2026, la fase definitiva del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’UE impone agli importatori un onere sulle emissioni incorporate in alluminio, acciaio, cemento, fertilizzanti e altri beni. L’onere iniziale è contenuto, poiché i produttori UE ricevono ancora gran parte delle quote gratuitamente. Il costo alla frontiera aumenta con la graduale eliminazione delle quote gratuite entro il 2034. Intensità emissiva e tracciabilità incideranno sempre più sui prezzi, insieme ai costi di produzione tradizionali.
Gli oneri CBAM aumentano al diminuire delle quote gratuite
Introduzione graduale del CBAM: quote gratuite e oneri alla frontiera

Fonti: UE, Commissione europea, stime interne.
Questa evoluzione potrebbe favorire società come Norsk Hydro, che produce alluminio con energie rinnovabili e presenta quindi un’impronta di carbonio relativamente contenuta.
Il costo della resilienza
Prezzi più bassi ed economie di scala favoriscono in genere l’adozione di nuove tecnologie. Se gli USA potessero acquistare tutti i componenti solari dai produttori globali più economici, potrebbero installare più capacità a parità di spesa. Barriere commerciali, duplicazione delle filiere e requisiti di produzione nazionale possono aumentare i costi, indebolire la concorrenza e ridurre l’efficienza economica complessiva.
Una transizione climatica più frammentata potrebbe quindi essere più resiliente e sostenibile sul piano politico, ma anche più costosa. In alcuni ambiti, l’aumento dei costi rallenterà l’adozione. Senza i dazi, ad esempio, gli impianti solari di grande scala negli USA sarebbero più numerosi, come riconoscono tutti gli operatori del settore.
Una tecnologia apparentemente economica potrebbe non essere la scelta più conveniente se resta esposta a dazi o interruzioni delle forniture. La concorrenza non dipende più soltanto dal prezzo: contano anche il luogo di produzione e le emissioni generate.
Le opportunità risiedono nelle società capaci di ridurre le emissioni e, al contempo, soddisfare la domanda di capacità produttiva nazionale e filiere tracciabili. In un mondo in deglobalizzazione, le imprese di maggior successo nella transizione climatica sapranno coniugare obiettivi climatici ed esigenze di sicurezza.
Note finali
- Fonte: Gruppo Banca Mondiale. Commercio (% del PIL), dati mondiali. Dati al 2025.
- Fonte: U.S. Census Bureau, Top Trading Partners, dicembre 2017 e dicembre 2024. Dati riferiti ai soli beni, secondo la metodologia Census. La Cina rappresentava il 21,6% delle importazioni USA di beni nel 2017 e il 13,4% nel 2024.
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