CONTRIBUTORI

Dina Ting, CFA
Head of Global Index Portfolio Management,
Franklin Templeton ETFs
Con l’ampliarsi dei mercati oltre i titoli tecnologici mega-cap, le strategie orientate ai dividendi stanno tornando ad attirare l’attenzione. Le allocazioni ai dividendi statunitensi risultano interessanti per molti investitori alla ricerca di resilienza e diversificazione, mentre gli indici internazionali focalizzati sui dividendi hanno beneficiato di valutazioni più contenute, cicli di allentamento monetario in diverse regioni e un miglioramento delle tendenze di remunerazione degli azionisti.
Punti chiave
- Nonostante la persistente concentrazione nei titoli tecnologici a mega-capitalizzazione, le strategie statunitensi orientate ai dividendi sono generalmente rimaste competitive e, storicamente, hanno registrato flessioni meno profonde rispetto ai mercati azionari più ampi.
- Lo scorso anno, le società statunitensi hanno distribuito un ammontare record di 704,8 miliardi di dollari in dividendi, segnando il quindicesimo record annuale consecutivo. Parallelamente, la crescita dei dividendi ha accelerato in diversi mercati internazionali, evidenziando la persistente solidità dei trend di remunerazione degli azionisti.
- Le strategie internazionali orientate ai dividendi hanno beneficiato di valutazioni più contenute, di una crescente attenzione alla remunerazione degli azionisti e di una maggiore esposizione a settori come finanziari e industriali.
L’investimento orientato ai dividendi è stato a lungo accompagnato da una reputazione poco favorevole: affidabile, forse, ma raramente al centro del dibattito di mercato. Poi è arrivata l’era dei tassi di interesse prossimi allo zero e dei “Magnifici Sette”,1 in cui le strategie focalizzate sul reddito apparivano ancora meno rilevanti. Oggi, però, questo potrebbe stare cambiando.
Con l’ampliarsi dei mercati oltre un ristretto gruppo di leader tecnologici statunitensi, le azioni orientate ai dividendi stanno tornando ad attirare l’attenzione. Oggi il loro appeal non risiede soltanto nel rendimento, ma anche nella qualità, nella disciplina del cash flow e in una più ampia esposizione settoriale, in una fase in cui la crescita economica è diventata più disomogenea tra regioni e settori.
Le performance recenti potrebbero già riflettere in parte questo cambiamento, anche se la dinamica si presenta in modo leggermente diverso tra il mercato statunitense e quelli internazionali. Negli Stati Uniti, le strategie orientate ai dividendi sono generalmente rimaste competitive, nonostante i rendimenti continuino a essere trainati in larga misura dai grandi titoli tecnologici a mega-capitalizzazione. Lo scorso anno, le società statunitensi hanno distribuito un ammontare record di 704,8 miliardi di dollari in dividendi, segnando il quindicesimo record annuale consecutivo.2 Anche la crescita dei dividendi continua a essere ampiamente supportata: nel 2025, oltre il 90% delle società statunitensi ha aumentato la distribuzione oppure l’ha mantenuta invariata.3 Per gli investitori preoccupati dal rischio di concentrazione, questa resilienza può continuare a rappresentare un elemento importante di attrattiva.
Storicamente, le azioni orientate ai dividendi hanno inoltre offerto un andamento più stabile. Negli ultimi cinque anni, le azioni statunitensi orientate ai dividendi hanno registrato un drawdown massimo di circa 17%, rispetto a quasi 26% del mercato più ampio,4 mentre le azioni globali orientate ai dividendi hanno mostrato un profilo di resilienza analogo.

Nota: il blu indica drawdown massimi/volatilità inferiori. I dati si riferiscono ai seguenti indici: Azioni globali: MSCI ACWI Net Total Return USD Index, MSCI ACWI High Dividend Yield USD Net Total Return Index; Azioni statunitensi: MSCI USA Net Total Return USD Index, MSCI USA High Dividend Yield Net Total Return USD Index; Azioni internazionali: MSCI World ex-US Net Total Return USD Index e MSCI World ex-US High Dividend Yield Net Return USD Index. L’MSCI ACWI rappresenta titoli a grande e media capitalizzazione in 23 mercati sviluppati (DM) e 24 Paesi dei mercati emergenti (EM). L’MSCI USA Index è concepito per misurare la performance dei segmenti a grande e media capitalizzazione del mercato statunitense. L’MSCI World ex-US Index rappresenta titoli a grande e media capitalizzazione in 22 Paesi dei mercati sviluppati. L’MSCI ACWI High Dividend Yield Index, l’MSCI USA High Dividend Yield Index e l’MSCI World ex-US High Dividend Yield Index sono basati sui rispettivi indici parent, ossia MSCI ACWI, MSCI USA Index e MSCI Europe Index. Per la volatilità si utilizzano le deviazioni standard annualizzate (calcolate sui rendimenti giornalieri). Le performance passate non sono indicative né garantiscono risultati futuri. Gli indici non sono gestiti attivamente e non è possibile investire direttamente in essi. Non includono commissioni, spese o oneri di vendita. Non riflettono la performance né la composizione di portafoglio di alcun fondo Franklin Templeton.
Fonti: FactSet, MSCI. Informazioni importanti sui fornitori di dati e relative condizioni sono disponibili all’indirizzo www.franklintempletondatasources.com. Realizzato dalla Global Research Library di Franklin Templeton.
Le strategie internazionali orientate ai dividendi, nel frattempo, hanno beneficiato di un diverso insieme di fattori favorevoli. Nel 2025 la crescita dei dividendi ha accelerato in diversi mercati, guidata dal Giappone, dove le distribuzioni sono aumentate del 12,5% su base core, più del doppio del tasso di crescita globale.5 Valutazioni più contenute, una maggiore diversificazione settoriale e il miglioramento delle politiche di remunerazione degli azionisti hanno sostenuto le performance in vari mercati. Rispetto a molti benchmark statunitensi ponderati per capitalizzazione, gli indici internazionali orientati ai dividendi tendono inoltre a essere meno concentrati nei titoli tecnologici mega-cap, mantenendo al contempo esposizione a leader di primo piano nei settori manifatturiero, industriale e tecnologico.
Il Giappone rappresenta forse uno degli esempi più chiari di questa dinamica. Nonostante le solide performance di mercato degli ultimi anni, le azioni giapponesi continuano a quotare a sconto significativo rispetto a quelle statunitensi in termini di utili attesi. All’inizio di giugno, il TOPIX (un benchmark ponderato per capitalizzazione del mercato giapponese) trattava a circa 18,5 volte gli utili prospettici, contro oltre 22 volte per l’S&P 500 Index.6 Parallelamente, le riforme in corso in materia di corporate governance hanno incentivato le aziende a utilizzare in modo più efficiente la liquidità di bilancio. I riacquisti di azioni da parte delle società quotate in Giappone hanno raggiunto il record di circa 142 miliardi di dollari USA nell’esercizio fiscale 2025,7 segnando il quinto anno consecutivo di massimi storici e riflettendo una crescente pressione a migliorare l’efficienza del capitale e i rendimenti per gli azionisti. A nostro avviso, questi sviluppi stanno contribuendo a rimodellare la percezione degli investitori nei confronti delle azioni giapponesi, in particolare tra coloro che cercano una diversificazione oltre gli Stati Uniti.
Anche il contesto macroeconomico più ampio appare favorevole. Diverse banche centrali al di fuori degli Stati Uniti—tra cui quelle dell’area euro, del Regno Unito, del Brasile e del Messico—sono già più avanti nei cicli di allentamento monetario, riducendo la pressione sui settori sensibili ai tassi di interesse, spesso fortemente rappresentati negli indici orientati ai dividendi. Allo stesso tempo, gli investimenti in infrastrutture, il reshoring industriale e la spesa per la sicurezza energetica continuano a sostenere molte imprese globali ad elevata generazione di cassa.
Nulla di tutto ciò suggerisce che l’era dell’intelligenza artificiale o la leadership tecnologica statunitense siano giunte al termine. Tuttavia, riteniamo che la partecipazione al mercato sia destinata ad ampliarsi e che, storicamente, tali fasi abbiano creato un contesto più favorevole per le azioni orientate ai dividendi e al valore. Vale la pena ricordarlo, poiché negli ultimi 25 anni i dividendi hanno rappresentato storicamente circa due quinti dei rendimenti totali delle azioni statunitensi, con un contributo analogo in Europa.
Quando la volatilità aumenta e le narrazioni di mercato cambiano rapidamente, le società in grado di generare flussi di cassa liberi duraturi e di restituire capitale agli azionisti in modo costante possono tornare ad attirare interesse—non perché siano appariscenti, ma proprio perché non lo sono.
Note finali
- The Magnificent Seven refers to shares of Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta Platforms, Nvidia, and Tesla.
- Source: Capital Group Dividend Watch, Global Equity Study 2026.
- Source: Ibid.
- Source: FactSet, MSCI.
- Source: Capital Group Dividend Watch, Global Equity Study 2026.
- Source: Bloomberg, al 3 giugno 2026.
- Sources: Nikkei Asia, Bloomberg, maggio 2026.
QUALI SONO I RISCHI?
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Gli investimenti internazionali sono soggetti a rischi specifici, tra cui le fluttuazioni valutarie e le incertezze di natura sociale, economica e politica, che possono aumentare la volatilità. Tali rischi risultano amplificati nei mercati emergenti. Gli investimenti in società di uno specifico Paese o area geografica possono presentare una volatilità maggiore rispetto a quelli maggiormente diversificati dal punto di vista geografico.
Gli ETF sono negoziati come le azioni, fluttuano in valore di mercato e possono essere scambiati a prezzi superiori o inferiori al loro valore patrimoniale netto. Le commissioni di intermediazione e le spese degli ETF riducono i rendimenti. Gli ETF potrebbero non essere prontamente negoziabili in tutte le condizioni di mercato e potrebbero essere scambiati con sconti significativi nei periodi di stress di mercato.
I dividendi possono variare e non sono garantiti; una società può ridurre o eliminare il dividendo in qualsiasi momento.
WF: 10911108
