Punti chiave
La Federal Reserve (Fed) e la Bank of Canada (BoC) hanno assunto un orientamento più restrittivo, ma le prossime decisioni continueranno a dipendere dai dati. Il ciclo di rialzi dei tassi della Fed probabilmente non è ancora concluso. I segnali di indebolimento del mercato del lavoro depongono a favore di una pausa a ottobre. Tuttavia, l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE) core resta al 3,0% e le più recenti proiezioni economiche della Fed (Summary of Economic Projections, SEP) indicano un ulteriore aumento dei tassi d’interesse: a dicembre appare quindi probabile un rialzo di 25 punti base (pb). Anche per la BoC è più probabile che la prossima mossa sia un rialzo anziché un taglio. La banca centrale dovrebbe mantenere i tassi invariati a ottobre, ma il diffondersi delle pressioni inflazionistiche e il monito del governatore Tiff Macklem sul rischio di essere «troppo lenti a reagire» lasciano aperta la possibilità di un rialzo qualora l’inflazione core si rafforzasse.
In Europa prosegue l’inasprimento monetario, seppure a ritmi diversi: la Banca Centrale Europea (BCE) ha già effettuato due rialzi e un ulteriore aumento a dicembre appare probabile. Anche la Bank of England (BoE) si avvicina a un intervento, con l’aumento dei rischi inflazionistici e l’attenuarsi dei timori per le ricadute sulla crescita. La Norges Bank ha riportato il tasso di riferimento al precedente massimo e potrebbe aumentarlo ancora, mentre la Riksbank sta gradualmente tornando a un orientamento neutrale. La Banca nazionale svizzera (BNS) resta l’eccezione: l’aumento dei rischi inflazionistici non è ancora sufficiente a giustificare un rialzo.
In Asia il percorso di rialzo dei tassi si consolida: la crescita si dimostra più resiliente, nonostante i rischi per l’energia legati al Medio Oriente, e l’inflazione è sempre più al centro dell’attenzione delle banche centrali asiatiche. La Reserve Bank of India (RBI) ha infine aumentato i tassi, mentre si prevedono ulteriori rialzi da parte della Bank of Korea (BoK). Resta concreta anche l’ipotesi di un rialzo a dicembre da parte della Bank of Japan (BoJ), alla luce della tenuta dei salari e della persistenza dell’inflazione. Sia la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) sia la Reserve Bank of Australia (RBA) dovrebbero aumentare ulteriormente i tassi, nonostante l’inasprimento monetario già attuato dall’inizio dell’anno. L’allentamento monetario della People’s Bank of China (PBoC) dovrebbe invece restare mirato e graduale, senza tradursi in uno stimolo su vasta scala. Uno yuan più forte offre alla PBoC maggiori margini per tagliare i tassi senza riaccendere nell’immediato le pressioni al deprezzamento.
Il Central Bank Watch del Franklin Templeton Fixed Income team offre una valutazione qualitativa delle banche centrali dei paesi del G10 e di altri tre paesi (Cina, India e Corea del Sud). A ogni banca centrale viene assegnato un punteggio basato su tre parametri: percezione delle prospettive d’inflazione, programmi di quantitative easing/gestione della liquidità e forward guidance sui tassi d’interesse. Ciascun parametro riceve un valore compreso tra –2 (accomodante) e +2 (aggressivo). La metodologia confronta le ultime dichiarazioni di politica monetaria e i comunicati stampa con quelli precedenti, per valutare l’evoluzione del tono e del linguaggio utilizzati per ciascun parametro. I punteggi vengono quindi aggregati per ottenere un punteggio FTFI complessivo, che colloca ogni banca centrale su una scala da –6 (più accomodante) a +6 (più aggressivo). Presentiamo inoltre le nostre aspettative sui tassi di riferimento a un anno e confrontiamo le nostre valutazioni e aspettative con i tassi di riferimento impliciti nelle quotazioni di mercato, per individuare eventuali differenze rispetto alle valutazioni e alle aspettative del mercato.
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QUALI SONO I RISCHI
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.
I titoli obbligazionari comportano rischi legati ai tassi d’interesse, al credito, all’inflazione e al reinvestimento, nonché la possibile perdita del capitale. Quando i tassi d’interesse salgono, il valore dei titoli obbligazionari scende.
Gli investimenti internazionali sono soggetti a rischi speciali, tra cui fluttuazioni valutarie e incertezze sociali, economiche e politiche, che potrebbero aumentare la volatilità. Nei mercati emergenti tali rischi risultano amplificati.
Oltre a quelli associati ai titoli di debito e agli strumenti finanziari esteri in generale, i titoli di debito sovrano sono soggetti a vari rischi quali, in via non limitativa, il rischio che un’entità governativa non sia disposta o in grado di pagare gli interessi e rimborsare il capitale sul proprio debito sovrano. Nella misura in cui una strategia si concentra su determinati paesi, regioni, settori o tipi d’investimenti, potrebbe essere soggetta a rischi maggiori di sviluppi sfavorevoli in tali aree d’interesse rispetto a una strategia che investe in una più ampia varietà di paesi, regioni, industrie, settori o investimenti.
Data la partecipazione del governo all’economia ancora elevata, gli investimenti in Cina saranno soggetti a livelli di rischio normativo maggiori rispetto a molti altri paesi.
